Dispositivi di avanzamento mandibolare: storia, funzionamento, controindicazioni e classificazione

Molte persone soffrono di russamento e apnee notturne e i dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD) sono una soluzione efficace per trattare simili disturbi. Quando tali patologie si cronicizzano possono diventare molto pericolose perchè non solo rappresentano un’interruzione del riposo, ma possono anche portare a sviluppare sintomi a livello cardiovascolare e neurologico.

Pertanto non appena si manifestano le prime avvisaglie bisogna rivolgersi ad un professionista esperto come lo Studio dentistico Dottor Gola dentista a Pavia.

Dispositivi di avanzamento mandibolare: storia

L’impiego di apparecchi posti nel cavo orale per curare l’ostruzione delle vie aeree superiori è una terapia che veniva già applicata all’inizio del ventesimo secolo: era l’anno 1902 quando Pierre Robin prescriveva il monobloc. Si trattava di un dispositivo che aumentava la protrusione della mandibola e che ostruiva l’arretramento della lingua.

Questo tipo di terapia ha avuto una maggiore diffusione negli anni ’80 quando veniva utilizzata per avere un’alternativa valida all’intervento chirurgico.

I MAD sono classificati dalla American Sleep Disorders Association (ASDA) quali dispositivi per riposizionare la mandibola e la lingua per curare le OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome) ovvero la Sindrome da Apnea Ostruttiva nel Sonno. Nel dettaglio sono particolarmente utili per i pazienti affetti da OSAS lieve o moderato anche in presenza di un indice di massa corporea sotto la soglia ideale, soggetti affetti da UARS (Upper airway resistance syndrome) ossia la sindrome da resistenza aumentata delle vie aeree superiori.

Dispositivi di avanzamento mandibolare: funzionamento

I dispositivi di avanzamento mandibolare forzano la mandibola in una posizione avanzata, così facendo vanno ad aumentare il diametro delle vie aeree superiori che passano dietro questa. In un simile scenario si impedisce il collasso dei canali respiratori: l’articolazione temporo mandibolare è impossibilitata ad effettuare la post rotazione. L’ulteriore beneficio è rappresentato dall’ottimizzazione della capacità di contrazione dei muscoli dilatatori della faringe. C’è una stretta correlazione tra l’aumento del grado di protrusione mandibolare e il netto miglioramento del quadro clinico del paziente.

Dispositivi di avanzamento mandibolare: controindicazioni

Qualora il soggetto si trova in una situazione di disfunzione precedente a carico dell’ATM (articolazione temporo mandibolare) l’utilizzo dei dispositivi di avanzamento mandibolare è da evitare. Inoltre vi è una serie di casistiche dove non è possibile avvalersi dei MAD:

  • altezza facciale anteriore diminuita
  • base del cranio nella porzione anteriore accresciuta
  • palato molle corto
  • assenza di sintomatologia nasale
  • piano della mandibola di dimensioni ridotte

Quindi il professionista odontoiatra deve sempre valutare la storia clinica del paziente, nonchè la presenza di eventuali alterazioni a livello anatomico.

Dispositivi di avanzamento mandibolare: classificazione

Non tutti i dispositivi di avanzamento mandibolare sono uguali, infatti vengono classificati in base a due parametri sostanziali: materiale di cui sono composti e tecnica utilizzata per produrli.

I MAD si suddividono come segue:

  • Universali: composti da resina morbida che permette molta duttilità
  • Preformati: l’odontoiatra li riscalda per dargli la forma del cavo orale del paziente
  • Individuali: personalizzati in base alla dimensione delle arcate

Gli apparecchi possono inoltre essere più o meno regolabili nel grado di protrusione. Chiaramente nella variante non regolabile lo specialista deve già impostare una volta per tutte il livello di avanzamento dell’ATM che può portare i migliori benefici al paziente.