Abiti da sposa : una tradizione che risale alla romanità

L’unione tra uomo e donna per formare una famiglia è all’origine dell’umanità. Il matrimonio si celebrava anche nelle antiche civiltà incluso l’antico Impero Romano. Eppure il significato era differente ad iniziare dagli abiti da sposa. Non esistevano gli atelier come Wanda’s dress e tutte le attenzioni dei giorni nostri. L’abito da sposa tradizionale lungo, bianco, con il velo e il bouquet, realizzato e usato solo per le nozze, è nato lo scorso secolo. Esattamente compirà 100 anni nel prossimo decennio. Prima dell’età vittoriana non era neanche bianco.

Non si festeggiava il matrimonio quindi? In realtà i festeggiamenti erano anche sfarzosi (in base alla classe sociale) ma non c’era un vero e proprio abito da sposa. Per le nozze la donna indossava l’abito che meglio rispecchiava la condizione sociale della famiglia di appartenenza. Il vestito veniva poi riusato in altre occasioni. Altrimenti sarebbe stato considerato uno spreco.

Il matrimonio nell’antica Roma

Era molto importante ma era visto soprattutto come un contratto. Le spose infatti venivano promesse spesso da bambine, per poi essere consegnate al fidanzato quando raggiungevano i 12-13 anni. In età della Repubblica, la moglie romana non differiva molto da quella greca in quanto passava dall’autorità del padre a quella del marito. Tuttavia a differenza della donna ellenica, la ricca matrona romana era istruita e in età imperiale si emancipò. La donna riusciva ad ottenere notevoli diritti giuridici, nonché libertà personali.

Il matrimonio nell’Antica Roma era un rituale ben definitivo a cui gli sposi dovevano attenersi per vedere la nuova unione riconosciuta agli occhi dello Stato e soprattutto benedetta a quelli degli Dèi. L’abito della sposa era composto da una tunica bianca. Essa era lunga fino ai piedi e stretta in vita da una cintura di lana. Questa veniva legata con un nodo contro la malasorte. Era il nodo erculeo che solo il marito avrebbe sciolto la prima notte di nozze. Sulla tunica, la sposa indossava una sopravveste (la palla) color zafferano, come i sandali. Al collo portava come ornamento una collana di metallo.

I capelli erano acconciati in modo molto particolare. Infatti venivano suddivisi in sei trecce da uno spillone o mediante una punta di lancia. Lo scopo era sempre allontanare la malasorte. I capelli venivano raccolti da una reticella rossa con cui la fanciulla aveva dormito la vigilia delle nozze. Il velo della sposa dell’Antica Roma prendeva il nome di flemmum e poteva differire di tonalità. Si andava infatti dal rosso fiammante al giallo zafferano. Sul velo veniva indossata una coroncina di maggiorana e verbena. In tempi successivi era di mirto e fiori d’arancio.

Le nozze si tenevano in casa della sposa e avvenivano tramite un sacrificio agli Dèi alla presenza di testimoni, amici e parenti. Nel corso della cerimonia, il flemmum veniva sollevato e teso anche sul capo dello sposo. Il matrimonio era legalmente ufficiale quando gli sposi, dopo avere preannunciato la formula rituale, firmavano il contratto nuziale chiamato tabulae nuptiales. A quel punto i due giovani potevano svelarsi l’uno all’altro e mostrarsi, a volto scoperto, come marito e moglie. Il momento veniva suggellato con una stretta di mano. I festeggiamenti terminavano nel corteo nuziale. Lo sposo, fingendo di rapire la sposa, la conduceva tra canti, musica e fiaccole accese, nella propria dimora, per farne la sua sposa.