5 Marzo 2024
Viaggi e Turismo

Tutto il fascino estivo di Ladispoli

La sabbia delle spiagge di Ladispoli, in origine era nera, ne ha fatto negli anni Cinqunata il luogo di villeggiatura preferito dai romani. Oggi la sabbia nera sta diminuendo a causa dell’erosione marina. A protezione delle coste sono state poste delle barriere artificiali.

Non c’è solo il mare. Il fascino di Ladispoli è anche nella sua natura. Da vedere l’Oasi faunistica di Palo, attraversata dalla pista ciclabile, e la palude di Torre Flavia.

Mare, natura e storia. L’attuale Ladispoli sorge sul vecchio porto di Alsium, uno dei tre porti insieme a Punicum (Santa Marinella) e Pyrgi (Santa Severa) della città etrusca di Cerveteri. In città hanno soggiornato uomini di spicco nell’aristocrazia romana come Franciotto Orsini, Papa Alessandro VI Borgia, Felice Orsini Della Rovere, i papi Paolo III e Sisto V, i cardinali Flavio e Virgilio Orsini.

Il castello di Palo fu feudo degli Orsini e venne acquistato nel 1693 dagli Odescalchi; passò quindi per vendita al duca Grillo di Genova e al marchese Carlo Loffredo di Treviso, per tornare quindi ancora agli Odescalchi nel 1870. Nel 1884 Livio Odescalchi fece donazione del possedimento di Palo al figlio secondogenito, Ladislao, che prese residenza nel castello. Intorno a questo era cresciuto un piccolo borgo e per allontanarne gli abitanti e i villeggianti, il principe Odescalchi fondò nel 1888 la cittadina che da lui prese il nome, in una striscia di terreno tra i torrenti Vaccina e Sanguinara. Il tracciato fu opera dell’ingegnere Vittorio Cantoni. Fino al 1949 era frazione del comune di Civitavecchia. In tale data passò al comune di Cerveteri. Nel 1970 divenne comune autonomo. Il comune viene insignito del titolo di città nel febbraio 2011 con decreto del presidente della Repubblica.

A Ladispoli vi sono vari luoghi di culto, tra cui: Chiesa della Madonna del Rosario Chiesa del Sacro Cuore Chiesa di San Giovanni Battista. Il Castellaccio dei Monteroni, un raro esempio di casale fortificato costruito nel XIV secolo sul percorso della via Aurelia, per lunghissimo periodo utilizzato per l’agricoltura, è stato poi abbandonato e occupato da abusivi. In esso si è anche girato la scena finale del film “La grande guerra” dove i due improbabili eroi vengono fucilati dalle truppe austriache. Del Cinquecento è la cosiddetta “Torre Flavia” ristrutturata dal cardinale Flavio Orsini, una delle torri di avvistamento che facevano parte di un sistema difensivo contro i Saraceni comprendente 61 torri volute dal governo pontificio lungo tutta la costa laziale. Danneggiata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e immersa nel mare a causa dell’erosione della costa, fu protetta negli anni Settanta da una diga di pietra.

La piazza principale è da sempre Piazza Marescotti, la cui attuale configurazione risale al 1988. E’ stata ribattezzata Roberto Rossellini, rendendo così omaggio al noto regista nonché assiduo frequentatore di Ladispoli. Nel territorio si trovano le due necropoli etrusche di Monteroni (tombe a tumulo, riferibili probabilmente alla città di Alsium e databili tra il VII e il V secolo a.C., in maggioranza oggi scomparse) e di “Vaccina” (comprendente circa 60 tombe scavate nella roccia (VII-VI secolo a.C., probabilmente pertinenti ad un insediamento dipendente da Caere sorto sulla foce del fosso Vaccina, o Caeretanus amnis). Sono state attualmente riscoperte molte ville romane utilizzate dalla seconda metà del III secolo a.C. fino al V secolo d.C. Di alcune di esse sono stati rinvenuti cospicui resti come nel caso della “Villa di Pompeo” nella frazione di Marina di San Nicola, della “villa della Posta Vecchia” situata presso il bosco di Palo, della “villa di Marina di Palo”, nei cui pressi si trovano anche le vestigia di una cisterna e di un monumento funerario, ma anche altre ville meno cospicue come la “villa della Grottaccia”, e la villa di “Vaccina”. Un insediamento fortificato, detto Castrum Statua, era sorto su un’antica stazione di posta romana sulla via Aurelia, presso i resti di un ponte sul fosso Cupino, ma a oggi non ne rimangono che sporadici resti.

Sono presenti inoltre l’oasi faunistica a Palo, nata nel 1980 su un’area di proprietà dei principi Odescalchi e gestita dal WWF, e l’oasi della palude di Torre Flavia, riconosciuta “monumento naturale regionale” e dichiarata “zona speciale protetta”, in gestione alla Provincia.