4 Ottobre 2023
Cultura e Società

Cos’è il Cimitero acattolico di Roma dove è stato seppellito Andrea Camilleri

Il 18 luglio scorso Andrea Camilleri è stato seppellito nel cimitero acattolico di Roma. Ma di cosa si tratta? Il cimitero acattolico di Roma, già cimitero degli Inglesi o dei protestanti, detto cimitero del Testaccio o degli artisti e dei poeti, è ubicato vicino a Porta San Paolo, a lato della Piramide Cestia.

Le norme della Chiesa cattolica vietavano di seppellire in terra consacrata i non cattolici (anche protestanti, ebrei e ortodossi) nonché i suicidi e gli attori. Dopo morte erano espulsi dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura. Le inumazioni avvenivano di notte per evitare manifestazioni di fanatismo religioso e per preservare l’incolumità di coloro che partecipavano ai riti funebri. Un’eccezione venne fatta per Sir Walter Synod, che nel 1821 riuscì a far seppellire la propria figlia in pieno giorno. Ma per farsi tutelare da incursioni di fanatici, si fece accompagnare da un drappello di guardie.

Un cimitero dedicato agli attori era fuori Porta Pinciana, dove adesso corre via del Muro Torto. Invece il cimitero degli ebrei era sulla collina dell’Aventino di fronte al circo Massimo (ora c’è il roseto comunale). Nel XVIII secolo e nel XIX secolo la zona del cimitero acattolico era chiamata I prati del popolo romano. Era un’area di proprietà pubblica, dove si pascolava il bestiame, si conserva il vino nelle cavità createsi nel Monte dei cocci, dove i romani andavano a svagarsi. Dominava il tutto la Piramide di Caio Cestio che da secoli era uno dei monumenti più visitati della Città Eterna.

Furono gli stessi acattolici a scegliere quei luoghi per le sepolture e ciò fu loro consentito da una deliberazione del Sant’Uffizio che nel 1671 acconsentì che ai “Signori non cattolici” cui toccava di morire in città venisse risparmiata l’onta di trovare sepoltura insieme alle prostitute e ai peccatori nel cimitero del Muro Torto. La prima sepoltura di un protestante di cui si abbia notizia fu quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, dal nome di William Arthur, che morì a Roma dove era giunto per sfuggire alle repressioni seguite alle sconfitte dei giacobiti in Scozia. Seguirono altre tumulazioni, che non riguardarono solo cortigiani del sovrano Stuart che si era intanto stabilito a Roma.

Il cronista Francesco Valesio riporta per il 1732 la notizia che il tesoriere del re d’Inghilterra, William Ellis, fu sepolto ai piedi della Piramide, accennando a un uso consolidato. Nel tempo l’area aveva infatti acquisito la qualifica di cimitero degli inglesi, anche se i sepolti non provennero solo dal Regno Unito. Le prime sepolture non furono evidenziate da alcuna memoria sepolcrale, il cui utilizzo prese avvio solo nella seconda metà del ‘700. Così ad esempio avvenne per quella di uno studente di Oxford, chiamato Langton, morto nel 1738 a 25 anni battendo violentemente la testa cadendo da cavallo. Il sepolcreto si sviluppò senza alcun riconoscimento ufficiale e solo alla fine del ‘700 le autorità presero a occuparsene. Ad essere investiti di funzioni furono le autorità laiche nella figura dei Conservatori del Campidoglio e quelle ecclesiastiche, Vicario di Roma e Vicegerente.

Il disinteresse pubblico era soprattutto determinato dal fatto che nella mentalità corrente, ove i cattolici concepivano la sola sepoltura nelle chiese, la disponibilità di un cimitero che prevedeva tumulazioni nella nuda terra non veniva considerata un privilegio. Nel 1803 fu sepolto uno dei figli di Guglielmo von Humboldt, un ministro di Prussia presso la Santa Sede, che aveva chiesto un appezzamento di terreno per seppellire sé stesso e i suoi familiari. Questo terreno, che anticamente era delimitato, si trova ora all’interno dell’area cimiteriale e sono rimasti alcuni pilastri della recinzione. Poi vi trovò sepoltura anche la moglie del ministro. All’inizio del XIX secolo nell’area cimiteriale sorgevano solo degli agrifogli, e non vi erano altri ripari per le tombe sparse nella campagna, dove pascolavano le greggi. I cipressi che adornano il cimitero sono stati impiantati in seguito. Negli anni 20 dell’Ottocento la parte originaria del sepolcreto fu chiusa e si provvide alla realizzazione di un nuovo recinto, delimitato oltretutto da mura, che fu poi seguito da altre estensioni. Nel 1824 venne fatto erigere un fossato che cingeva la parte antica del cimitero. Inizialmente erano vietate le croci o le iscrizioni, come in tutti i cimiteri acattolici, perlomeno fino al 1870. Nel 1918 furono vietate le inumazioni. Da tempo vi sono tombe comuni suddivise per nazioni: Germania, Grecia, Svezia e Romania (destinata ai romeni ortodossi apolidi).

Come d’uso solitamente nei cimiteri anglosassoni, sono assenti fotografie sulle lapidi. Il Cimitero acattolico di Roma è destinato all’estremo riposo in generale dei non cattolici stranieri, senza distinzione di nazionalità. Per lo spazio esiguo a disposizione e per mantenere intatto il carattere del luogo, solo eccezionalmente viene concessa la sepoltura a italiani illustri che, per la cultura alternativa espressa in vita, per la qualità della loro opera, o per le circostanze della vita siano stati in qualche modo “stranieri” nel proprio Paese. Tra loro, i politici Antonio Gramsci (marito di una donna russa) e Emilio Lussu e altri che hanno ricevuto la concessione, come lo scrittore e poeta Dario Bellezza, gli scrittori Carlo Emilio Gadda e Luce d’Eramo, la stilista Simonetta Colonna di Cesarò e pochi altri.

Nel 2014, nonostante la richiesta del Comune di Roma e della Regione, l’amministrazione ha rifiutato la sepoltura nel cimitero acattolico dei due antifascisti Rosario Bentivegna e Carla Capponi ma sono state accolte, il 18 luglio 2019, le spoglie di Andrea Camilleri.  Tra le numerose tombe di personaggi celebri è da ricordare quella del poeta inglese John Keats (1795-1821). Keats morì a Roma di tubercolosi. Il suo epitaffio, che non lo cita per nome, fu commissionato dai suoi amici Joseph Severn e Charles Armitage Brown. L’iscrizione sulla sua tomba, tuttavia, riporta la data del 24 febbraio 1821; non si tratta, però, di un errore dell’incisore. A Roma, in quel periodo, il nuovo giorno iniziava nel momento in cui, la sera, le campane suonavano l’Ave Maria, e in tutte le chiese veniva cantato o recitato l’Angelus. Questo avveniva all’incirca mezz’ora dopo il tramonto, quindi anche l’inizio del canto poteva variare a seconda del periodo dell’anno. Severn si attenne al metodo inglese di calcolare l’inizio del giorno, mentre per le autorità romane il giorno del 24 febbraio era già iniziato quando Keats morì, e perciò la data del 24 venne registrata nei documenti ufficiali.

Percy Bysshe Shelley fu un poeta inglese che annegò nell’affondamento del suo vascello al largo della costa tirrenica fra Portovenere e la Toscana e fu cremato sulla spiaggia vicino a Viareggio, là dove le onde avevano spinto il suo corpo. Le sue ceneri furono sepolte nel cimitero protestante; il suo cuore, che il suo amico Edward John Trelawny aveva strappato dalle fiamme, fu conservato dalla sua vedova, Mary Shelley, fino alla sua morte e fu sepolto con lei a Bournemouth. L’epigrafe, in riferimento alla sua morte in mare, riprende tre versi del canto di Ariel dalla “Tempesta” di Shakespeare.

Poiché il cimitero accoglie soltanto i resti di persone non appartenenti alla religione cattolico-romana (sebbene sia stata fatta qualche eccezione per alcune persone famose), potrebbe sembrare che per Gramsci, italiano e battezzato cattolico, la regola non sia stata applicata. In realtà non è così. Le ceneri di Gramsci furono trasferite solo nel 1938 nella tomba di famiglia concessa l’anno precedente a sua cognata, Tatiana Schucht, residente a Roma. Gli Schucht erano cittadini sovietici di confessione ortodossa e Gramsci aveva diritto a essere sepolto nel cimitero in quanto marito della sorella di Tatiana, Giulia. Alla fine, comunque, nessuno degli Schucht venne sepolto nella tomba di famiglia. Sul retro della lapide, tuttavia, è riportata una iscrizione commemorativa dedicata al padre delle due sorelle, Apollo Schucht, e alla sorella maggiore Nadine.

Lo scultore statunitense William Wetmore Story riposa con la moglie Emelyn ed il figlio Josep. Sopra la sua tomba è installata la celebre scultura realizzata dallo stesso Story per la morte della moglie. L’opera, Angel of Grief, raffigura un angelo gemente disteso sul sepolcro.

In una nicchia ricavata nelle Mura Aureliane si trova la tomba di Elisabeth Wegener-Passarge (1884-1902), ragazza tedesca morta all’età di diciotto anni. Era fidanzata (o forse sposata) con lo scultore tedesco Ferdinand Seeboeck, che scolpì egli stesso il monumento funebre. L’epigrafe è in lingua italiana e tedesca. La fanciulla è ritratta addormentata al capezzale, con le gambe coperte da un lenzuolo, vestita con un corpetto ricamato. La mano sinistra è posata semichiusa sotto il petto. Spesso i visitatori del cimitero sono soliti lasciare un fiore nella mano sinistra della statua. Ciò pare essere legato a una tradizione secondo cui la ragazza defunta esaudisca un desiderio a chiunque le offra in dono un fiore.