Categories: Cultura e Società

Tolfa sotto choc. Sergej Malaj ha ucciso Diva Compagnucci per pochi euro

Una rapina finita in tragedia, un magro bottino, meno di 50 euro. È morta in questo modo Diva Compagnucci, ex maestra elementare di Tolfa. La pensionata di 61 anni è stata uccisa nella sua abitazione in viale Italia, 35. Il suo assassino è Sergej Malaj, 24 anni, origini albanesi ma residente nel centro collinare 70 km a nord di Roma. L’assassino è il figlio della colf della donna. Vittima e presunto carnefice si conoscevano bene, da tanti anni, quando Sergej (Sergio) era ancora un ragazzino.

Malaj, pare in preda ai fumi dell’alcol, si è presentato a casa di Diva. Voleva dei soldi ma la Compagnucci aveva con sé poco meno di 50 euro, che avrebbe dovuto usare per andare dal parrucchiere. La sera doveva andare a vedere uno spettacolo al teatro Claudio, che è di fronte alla sua abitazione. Ma il ventenne pretendeva di più. Secondo gli inquirenti avrebbe colpito più volte al volto la donna, con pugni violenti. Sino a quando l’ex maestra non è caduta con la faccia contro la parete della cucina, vicino al frigorifero. Poi l’assassino ha messo a soqquadro la camera da letto in cerca di altro denaro. Non ha trovato nulla e se ne è andato.

A lanciare l’allarme è stata la figlia della maestra in pensione. La figlia temeva un malore e ha chiamato il 118. I sanitari, una volta forzata la porta, hanno trovato la novantenne senza vita in una pozza di sangue. I Carabinieri della compagnia di Civitavecchia hanno posto sotto sequestro l’appartamento al secondo piano. Un testimone ha riferito di avere visto un ragazzo uscire dalla casa della Compagnucci e un particolare ha fatto restringere il campo arrivando a Sergej Malaj.

I militari hanno trovato il ragazzo. Aveva dei pantaloni sporchi di sangue dentro la lavatrice.  Assistito dal suo legale, l’avvocato Andrea Romani, ha negato tutto. Ma l’indagato è stato tradotto in carcere. Sarà il gip del tribunale di Civitavecchia a decidere se convalidare o meno il fermo o scegliere una misura cautelare diversa.

Antonio Nesci

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