Cross-linking, scopriamo cos’è

Gli occhi rappresentano tra gli organi più preziosi del nostro organismo e richiedono molta attenzione e cura, tuttavia può capitare che essi vengono colpiti da patologie di differente gravità. Tra queste troviamo il cheratocono, una malattia degenerativa dell’occhio che porta ad un graduale indebolimento della cornea e contemporaneo assottigliamento della stessa, causando poi in alcuni casi anche la perdita della vista. 

Tra le possibili soluzioni a tale problema, vi è il cosiddetto Cross-Linking, una tecnica che viene utilizzata in diversi centri oculistici specializzati, come ad esempio quello Mvm di Roma. Andiamo a scoprire in cosa consiste il cross-linking e come si utilizza per fronteggiare il cheratocono, una malattia particolare come abbiamo visto, che può avere diversa origine e può colpire uno o entrambi gli occhi.

Una tecnica nuova e di successo

Il cross-linking corneale è un tipo di intervento para-chirurgico a lieve invasività, inventato in Germania alla fine degli anni ‘90 e successivamente diffusosi nel resto d’Europa. Tale tecnica viene utilizzata quando altri trattamenti conservativi si sono rivelati inadeguati a garantire buoni risultati e permette di evitare, nella maggior parte dei casi, un trapianto di cornea, rinforzando questa attraverso l’uso di svariati mezzi.

In particolare, tale intervento permette di rafforzare la superficie corneale aumentando la connessione tra le fibre collagene che la compongono, incrementandone la resistenza e rinvigorendole. In questo modo è possibile contrastare e spesso arrestare l’evoluzione di questa malattia degenerativa, evidenziando poi pochissimi casi di complicazioni per l’apparato oculare e la vista in generale.

Come si svolge l’intervento

In una prima fase, vi è l’impregnazione della cornea con delle gocce di collirio a base di riboflavina, in pratica della vitamina B2. In seguito, il tessuto corneale viene irradiato con un fascio a basso dosaggio di raggi ultravioletti di tipo A (i tradizionali Uva). Tali raggi, ossidando la riboflavina, consentono un rafforzamento dei legami nel collagene corneale, incrementandone anche la resistenza. Tutto questo porta poi ad una maggiore rigidità della cornea, riducendone al tempo stesso la curvatura e lo sfiancamento.

Questa tecnica, comunque, è destinata a quei soggetti generalmente giovani (tra i 12 ed i 35 anni, fino ad un massimo di 40) e che presentano un cheratocono in fase iniziale e non siano riusciti con altre modalità a fronteggiare ed arrestare l’avanzamento della malattia. Difatti, quando la patologia si evidenzia in fase avanzata e la vista appare ormai compromessa, il cross-linking non risulta essere più utile ed efficace.

Naturalmente, non esistono limiti di età rigidi per sottoporsi a tale intervento, tuttavia sarà l’oculista o il professionista a valutare caso per caso l’opportunità di esso. Comunque, inoltre, per potersi sottoporre a questo genere di trattamento, la cornea deve presentare caratteristiche specifiche, a livello di opacità e spessore.      

Alessia Scotto

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