Auto, Moto, Trasporti

L’industria dell’auto fortemente danneggiata dal covid-19

Oltre l’immediato blocco alla produzione si è registrato un repentino crollo dei mercati dell’auto. Il calo delle vendite non si vede subito poiché nell’automotive avviene secondo l’onda lunga e il processo d’acquisto, a seconda dei paesi, può durare anche diverse settimane.

Ogni costruttore ha un portafoglio ordini più o meno formalizzati che a livello globale può valere anche centinaia di migliaia di pezzi. Con la paura della pandemia si sono bloccate le vendite ma non le immatricolazioni che nel mese di marzo in Italia hanno subito un forte rallentamento ma non un fermo, come avverrà invece in questo mese di aprile. Chi aveva già pagato (tutto o in parte) la nuova auto è scontato che faccia di tutto per ritirarla.

Il blocco è totale perché il mercato è in gran parte di sostituzione e l’auto, oltre a non essere un bene di prima necessità, è la seconda spesa più elevata dopo l’abitazione. Pertanto, in un periodo di forte preoccupazione come questo, logico che i consumatori rimandino l’acquisto. Sta succedendo anche a Roma e nel lazio.

A rischio sono migliaia di posti di lavoro e l’automotive vale una decina di punti di Pil, quindi può essere fondamentale al momento della ripartenza per generare l’effetto traino. Anche nell’ipotesi di una ripartenza lenta e progressiva, il covid-19 si è già mangiato oltre il 30% del mercato italiano che nell’anno si attesterebbe intorno ad 1,3 milioni di auto, un livello di non sopravvivenza per molte aziende, peggiore della crisi finanziaria del 2009 e di quella petrolifera degli anni Settanta.

La speranza è che, sospeso il patto di stabilità, si trovino quelle risorse non disponibili prima per incentivare la rottamazione delle vecchie auto, in Italia molto più numerose che nel resto d’Europa. Aiuti su larga scala. Le risorse disponibili potrebbero anche servire per adeguare la tassazione delle auto aziendali a livello UE e per dare contribuiti più consistenti ai veicoli da lavoro.

I giganti del settore sono corsi ai ripari cercando liquidità. Fca ha nei giorni scorsi annunciato di avere sottoscritto una linea di credito con due banche per 3,5 miliardi che si aggiungono ai 7,7 miliardi delle linee precedenti ed alla liquidità dell’azienda accompagnata ed un azzeramento del debito industriale raggiunto nel 2018.

Antonio Nesci

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