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La Lazio ha voglia di tornare in campo: no ad uno stop di due mesi

In Serie A ci sono diverse anime. Alcuni club accettano la situazione e attendono buone notizie. Altri invece chiedono con forza di trovare il modo di ripartire. In ballo ci sono interessi enormi. Per avere un’idea di quanto questo business globale generi basta guardare ai dati di traffico di bookmakers di livello come 22bet. Il movimento calcistico è una vera e propria industria miliardaria con bilanci, dipendenti, costi fissi, entrate, uscite. Uno stop prolungato dell’attività rischia di mandare ko tante società. Ma mettere oggi a rischio la salute dei calciatori non è affatto auspicabile.

La Lazio guida le società che chiedono di partire al più presto. Claudio Lotito preme per tornare in campo, iniziando con la ripresa degli allementi. Anche perché senza allenamenti si allontana nel tempo il possibile ritorno in campo.

Il patron della Lazio, in un’intervista alla radio della società, ha precisato che “nessuno vuole prendere sottogamba l’interesse della salute dei cittadini e dei nostri addetti ai lavori. I fatti però mi stanno dando ragione con l’esame sierologico. Non ci sono controindicazioni medico scientifiche se viene adottato un protocollo che rispetti le norme che salvaguardano i calciatori”. Lotito è un imprenditore che ha investito tanto nella Lazio. La sua squadra è in corsa per lo scudetto e sta tenendo testa alla milionaria Juve e all’Inter dei cinesi. Per Lazio e per i tifosi sarebbe davvero una grande amarezza vanificare una stagione sin qui importante.

Lotito è certo che ci sono le condizioni per ripartire, per tornare ad allenarsi. Il patron afferma che il centro sportivo di Formello è stato ristrutturato e sanificato per consentire la ripresa. Lotito chiede a gran voce di ripartire. “I giocatori hanno un fisico abituato a fare due sedute di allenamento al giorno, se lo blocchi due mesi gli crei non solo decadimento atletico ma anche fisico”.

Il patron laziale ricorda che la Lazio è stata la prima a sospendere gli allenamenti. “Rispettiamo le norme del governo, ma non c’è nessuna controindicazione medico-scientifica che blocca l’attività ai calciatori diversamente da tutte le altre attività che invece continuano a svolgersi”.

Non la pensano così altre società, ad iniziare dalla Juventus, che è stata la prima a muoversi in proprio con il taglio degli stipendi concordato direttamente con i giocatori. La Lazio insiste, ma indubbiamente non è la sola società che chiede di tornare ad allenarsi. In qualche modo bisognerà trovare un compromesso tra salute pubblica e mondo produttivo. Perchè anche il calcio alimenta l’economia italiana e uno stop prolungato rischia di dare un colpo terribile alla già fragile econoia italiana.

Antonio Nesci

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