27 Maggio 2024
Cultura e Società

Lo zoo di Roma di Pascal Janovjak: la ricostruzione della memoria storica

Siamo a Roma nei primi anni Duemila. Giovanna Di Stefano è stata assunta per rilanciare il ribattezzato Bioparco, lo zoo che da oltre un secolo sovrasta il caos e le rovine della città come un Eden dimenticato. In una calma surreale, leoni, giraffe, ippopotami e serpenti esotici sonnecchiano noncuranti dei rari turisti che passeggiano nel verde di Villa Borghese.
Orientandosi a fatica tra laghi, voliere e fossati, e sotto lo sguardo divertito del responsabile scientifico, Giovanna si imbatte in Chahine, un architetto algerino inviato sul posto per una missione misteriosa. I due si scambieranno poche parole, ma si cercheranno ogni giorno, e insieme scopriranno i luoghi più nascosti del parco, parleranno con i vecchi guardiani e risveglieranno i fantasmi del passato: dalla leonessa Italia portata dal Duce in persona alle dive di Cinecittà, dai militanti della causa animalista fino a Salman Rushdie, affascinato da un tamandino, l’ultimo sopravvissuto della sua specie. E sarà proprio questo animale solitario che porterà lo zoo a una insperata rinascita. Alternando il racconto di un amore impossibile e vicende realmente accadute, Pascal Janovjak ripercorre la storia di uno degli zoo più antichi d’Europa e, con essa, dell’Italia.

«È piccola, Roma, nel 1911, un borgo sulle rive del Tevere, e se oggi lo zoo appare come una macchia che si perde nella capitale, all’epoca rappresentava una seconda città, una città animale situata a varie eternità dal centro. In mancanza di meglio si costruisce una linea di tram, un tram nuovo fiammante che sferraglia dal centro dell’urbe fino al suo estremo nord, per depositarti come un fiore davanti ai cancelli».

L’autore

Pascal Janovjak è nato nel 1975 a Basilea da madre francese e padre slovacco. Dopo gli studi a Strasburgo, ha vissuto in Giordania, Libano, Bangladesh e Palestina.

Dal 2011 abita a Roma. Uscito in francese nel 2019 e già tradotto in varie lingue, Lo zoo di Roma è il suo secondo romanzo, vincitore del Premio svizzero di letteratura, del Premio Michel-Dentan e del Premio del pubblico della Radiotelevisione svizzera.

La traduttrice

Nata a Locarno, Maurizia Balmelli è traduttrice dall’inglese e dal francese. Tra gli autori tradotti, Cormac McCarthy, Aleksandar Hemon, Sally Rooney, Martin Amis, J.M.G. Le Clézio, Agota Kristof, Yasmina Reza e Emmanuel Carrère, Noëlle Revaz.