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Mourinho: un conto è vincere con squadre costruite per questo, un altro è farlo per restare immortali

José Mourinho a riporta in Italia una coppa europea. Il portoghese su Tv8 è apparso in lacrime. “Ci sono tante cose che passano nella mia testa… Mi aspettavo questo coinvolgimento della gente, sono unici, si capiva già quando sono arrivato undici mesi fa…”. “Come ho detto ai ragazzi nello spogliatoio a Torino, lì abbiamo fatto quello che dovevamo fare, ossia qualificarci per l’Europa League, abbiamo fatto il nostro lavoro. Oggi non era lavoro, era storia. Abbiamo scritto la storia, sì. Fin dall’inizio avevamo capito che la Conference League – afferma il portoghese – poteva essere un traguardo possibile. Anche se poi alla fine sono entrate anche squadre forti. Era una competizione sulla quale puntavamo, senza però perdere l’obiettivo principale, che era quello di qualificarci per Europa League”.

“Io rimango, non ci sono dubbi, anche se arriva qualche voce… Io voglio rimanere a Roma, c’è da capire soltanto quello che i nostri proprietari, che sono persone meravigliose, vogliono fare nella prossima stagione. Perché possiamo dare seguito a un progetto molto bello, c’è soltanto da capire la direzione da prendere. E’ storia della Roma, ma anche storia mia. Ho saputo poco fa che soltanto io, Trapattoni e Ferguson abbiamo vinto trofei europei in tre decadi diverse. Cosa c’è di diverso rispetto alle altre vittorie? Un conto è farlo con il Manchester United, con squadre costruite per centrare questo obiettivo, un conto è farlo con il Porto, con l’Inter dopo tanti anni e oggi con la Roma. E’ molto molto speciale, una cosa che ti fa diventare immortale”.

“In questo momento penso a me, ma di più a questa gente romanista che sta facendo festa. Certo che mi sento romanista. Io sono di tutti quelli che con me fanno una famiglia, che cercano un obiettivo, che stanno insieme nei momenti difficili. Oggi, con tutto il rispetto per i miei vecchi club, io mi sento romanista al cento per cento. Adesso vado in vacanza e mi vado a sedere in spiaggia, davanti a casa mia, a ripensare a tutto questo”.

Antonio Nesci

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