Borracce di metallo: quali sono i rischi per la salute

Se il vantaggio dell’uso delle borracce di metallo gioca a favore dell’ambiente, a guadagnarci non è necessariamente la salute. Una ricerca condotta dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma promossa da Fondazione Acqua, rileva infatti che le borracce in acciaio e alluminio rilascerebbero nell’acqua quantità ai limiti di legge di metalli. “La ricerca è la prima del suo genere perché quelle precedenti non avevano studiato in maniera completa la possibile cessione all’acqua degli elementi chimici contenuti nella borraccia di metallo”, spiega Matteo Vitali, 58 anni, del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie infettive della Sapienza di Roma e curatore della ricerca.

Per effettuare lo studio La Sapienza ha acquistato 20 tipologie di borracce comuni di diversi materiali plastici, di alluminio e di acciaio, che poi ha usato come si fa nell’uso comune, cioè riempiendole e svuotandole di acqua, per quattro settimane di seguito. “L’acqua usata però era priva di elementi metallici, quindi demineralizzata, in modo da individuare chiaramente l’eventuale rilascio delle sostanze contenute nelle borracce” continua Vitali. “Dei 40 elementi metallici, semimetallici e non metallici ricercati è emerso che tutte le borracce analizzate ne hanno rilasciati un po’, ma con risultati molto variabili da borraccia a borraccia e spesso caratterizzati da cessioni multielemento anche di alluminio, cromo, piombo, nichel, manganese, rame, cobalto: in maggior quantità da quelle metalliche; in maniera molto più ridotta da quelle di plastica. Per quest’ultime, abbiamo anche cercato gli ftalati e il bifenolo A, composti chimici usati come eccipienti dei materiali plastici normalmente ricercati perché hanno un profilo di tossicità. Dalla nostra ricerca, che ha permesso di ottenere più di 24.000 risultati analitici, non ne abbiamo trovato traccia”.

Nessuna cessione di composti organici dalle borracce in plastica quindi, ma fenomeni di cessione di elementi inorganici (metalli, semimetalli e non metalli) da tutte le borracce analizzate, con quantità maggiore in quelle di alluminio e acciaio. Ma la ricerca evidenzia anche che la quantità di metalli rilasciati dalle borracce di metallo non supera comunque i parametri imposti per legge. “Il problema però è che queste cessioni si sommano ai metalli spesso presenti nell’acqua potabile di rubinetto con il rischio, per chi usa abitualmente le borracce, di oltrepassare facilmente le soglie considerate sicure per la salute” spiega Vitali. “La variabilità riscontrata nella cessione di elementi chimici è da attribuire sia alla qualità del materiale di fabbricazione che alle modalità di lavorazione”.

Come può il consumatore al momento dell’acquisto di una borraccia?

“Dovrebbe guardare se è identificata con il marchio Ce o il simbolo per uso alimentare – spiega Vitali -, controllare se è rintracciabile e quindi vedere se ha il numero di lotto che consente di risalire a chi l’ha prodotto, e verificarne l’interno, che dovrebbe essere liscio e il più possibile privo di saldature. Io consiglio anche di annusarle, alcune hanno un odore terribile. Vietatissimo, poi, l’uso di acqua gassata e di bibite”. Dal momento che l’acqua destinata al consumo umano è un alimento a tutti gli effetti (Reg. CE 178/2002 – art.2), anche i materiali e gli oggetti destinati al contatto con l’acqua, come appunto le borracce (i cosiddetti MOCA) devono rispettare specifici criteri, nell’ottica del mantenimento delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’alimento stesso e di sicurezza igienico-sanitaria del consumatore. Tra le borracce esaminate, solo alcune presentavano il simbolo previsto o le indicazioni di impiego. “Se l’alluminio viene utilizzato con alimenti che possono estrarlo – come l’acqua – la norma sui Moca e l’alluminio obbliga a indicare che gli alimenti non possono essere conservati mai più di 24 ore e a temperature non refrigerate. La regola quindi è cambiare spesso l’acqua. Quella nuova estrarrà comunque metalli ma non in tempi brevi. Riciclabile al 100% e adatto all’uso alimentare è invece il pet, materiale sintetico che trova impiego nella produzione delle bottiglie per bevande. Le bottigliette dell’acqua vanno bene, ma anche qui a patto che vengano usate correttamente, cioè consumando l’acqua in tempi brevi. Ottimo anche il vetro”.

Antonio Nesci

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