Quando c’è una crisi ipertensiva bisogna intervenire in modo celere

Drammatici rialzi della pressione arteriosa. Ecco in cosa consistono le crisi ipertensive. Esse elevano in modo significativo il rischio di subire un infarto cardiaco ed altre complicanze d’organo. I livelli pressori si definisco molto alti quando la pressione sistolica (massima) eguaglia od oltrepassa la soglia dei 180 mmHg, e quella diastolica (minima) sconfina oltre i 120 mmHg. Simili livelli possono arrivare a danneggiare i vasi sanguigni.

Nel corso di una crisi ipertensiva, la pressione esercitata dal sangue sulle pareti dei vasi è così elevata che può sfiancarli fino a romperli. Ciò sottopone ad uno sforzo importante il cuore ma anche le pareti dei vasi sanguigni, che in casi estremi possono cedere e fissurarsi.

In base all’entità del rialzo pressorio e delle sue conseguenze, le crisi ipertensive si suddividono in due categorie, quella delle urgenze e quella delle emergenze. In quest’ultimo caso, a differenza del primo, vi è un oggettivo sospetto che la crisi ipertensiva abbia prodotto un danno d’organo acuto e progressivo; inoltre, i valori pressori sono generalmente più elevati (uguali o superiori a 220/140 mm Hg).

I segni ed i sintomi di un’urgenza ipertensiva, non complicata, possono includere cefaleee severe, dispnea (fame d’aria, fiato corto), ansietà e angoscia. Nelle emergenze ipertensive possono manifestarsi complicazioni severe e potenzialmente letali, come infarto miocardico, ictus, emorragie cerebrali, confusione mentale sino al coma, dolore toracico (angina pectoris), dissezione aortica (lacerazione della tonaca intima dell’aorta), eclampsia (durante la gravidanza), insufficienza renale acuta ed accumulo di liquidi nei polmoni (edema polmonare) per insufficienza ventricolare sinistra.

Le emergenze ipertensive sono rare ed interessano soprattutto pazienti ipertesi che non seguono una terapia adeguata per mantenere nella norma i valori pressori. A volte possono essere causate da un feocromocitoma non diagnosticato, quindi privo di controllo farmacologico. La diagnosi di emergenza ipertensiva viene posta, oltre che tramite anamnesi ed esame obiettivo del paziente, controllando i valori pressori, ematici (elettroliti, marker di danno renale e cardiaco), il sedimento urinario ed il tracciato elettrocardiografico.

Le emergenze ipertensive sono eventi clinici in cui il paziente si trova in pericolo di vita ed è quindi necessaria una rapida riduzione dei valori pressori. Pertanto i soccorsi prevedono il ricovero in terapia intensiva ed una pronta iniezione endovenosa di farmaci ipotensivi, allo scopo di limitare il danno d’organo. La scelta del farmaco va operata sulla base delle caratteristiche dell’emergenza verificatesi e del danno d’organo ad essa associato. Se le crisi ipertensive hanno carattere di semplice urgenza, i valori pressori vengono generalmente ridotti con la somministrazione di farmaci per via orale, senza necessità di ricovero ospedaliero, ma solo di un follow-up ambulatoriale.

Il paziente può contribuire alla prevenzione delle crisi ipertensive mediante un attento controllo pressorio (monitoraggio regolare della pressione arteriosa ed assunzione dei farmaci secondo le dosi e le modalità prescritte); sotto indicazione medica, il mantenimento del peso forma, una dieta sobria ed equilibrata, insieme ad un esercizio fisico regolare e ad un ottimale gestione dello stress, possono contribuire a ridurre i valori pressori e con essi il rischio di subire crisi ipertensive.

Antonio Nesci

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