Bambini e annegamenti: ogni anno 41 vittime in Italia, l’Iss lancia l’allarme e una campagna di prevenzione

Ogni anno in Italia oltre 300 persone perdono la vita per annegamento, e tra queste, circa 41 sono bambini o adolescenti. È quanto emerge dal secondo rapporto dell’Osservatorio per la prevenzione degli incidenti in acque di balneazione, promosso dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che accende i riflettori su una tragedia troppo spesso sottovalutata.

In vista delle vacanze estive, l’Iss ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione in collaborazione con nove Regioni, con un video educativo rivolto ai genitori. Protagonista del filmato è “Salvo”, un pesciolino animato che spiega come comportarsi per proteggere i più piccoli dai pericoli dell’acqua. L’iniziativa nasce per contrastare una serie di comportamenti errati e convinzioni pericolose che, ogni estate, contribuiscono a far crescere il numero degli incidenti.

“Instaurare un corretto rapporto con l’acqua è fondamentale per la crescita dei nostri bambini – ha dichiarato Andrea Piccioli, direttore generale dell’Iss – ma servono attenzione e consapevolezza. Grazie al sostegno delle Regioni, possiamo rendere questa campagna capillare e più efficace”.

Secondo il rapporto, dal 2017 al 2021 sono morte per annegamento 1.642 persone. Di queste, 206 avevano meno di 20 anni. I maschi rappresentano l’81% delle vittime pediatriche. La fascia più colpita è quella tra i 10 e i 19 anni, ma anche i bambini tra 1 e 4 anni risultano particolarmente vulnerabili. Nella maggior parte dei casi, le tragedie avvengono quando i bambini sfuggono per pochi secondi all’attenzione degli adulti.

Le piscine, soprattutto quelle private o gonfiabili, si confermano luoghi ad alto rischio: il 53% degli annegamenti in piscina riguarda bambini sotto i 9 anni. “Un bambino che cade in acqua – spiega Fulvio Ferrara, curatore del rapporto – può scomparire alla vista in meno di 20 secondi. Anche pochi centimetri d’acqua possono essere fatali”.

Gravi anche gli errori di valutazione da parte dei genitori. Uno studio incluso nel rapporto rivela che molti adulti si distraggono durante la sorveglianza (leggono, mangiano, parlano al telefono) e più del 50% ritiene erroneamente che sia il bagnino il principale responsabile della sicurezza dei propri figli. Inoltre, quasi la metà pensa che, in caso di difficoltà, il bambino piangerebbe o schizzerebbe in modo evidente: un’idea falsa e pericolosa, perché spesso l’annegamento avviene in silenzio.

Per prevenire gli incidenti, l’Iss ricorda alcune semplici ma fondamentali regole: scegliere aree sorvegliate, evitare bagni in condizioni pericolose, non tuffarsi subito dopo aver mangiato o dopo una lunga esposizione al sole, sorvegliare sempre e senza distrazioni i bambini, insegnare loro a nuotare fin da piccoli, evitare tuffi da scogli o in acque di dubbia profondità.

Una maggiore consapevolezza può salvare vite. E questa estate, la sicurezza in acqua parte dall’informazione.

Redazione Conosci Roma

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