A Roma, più che una bevanda, il caffè è un rituale, un momento sacro che scandisce la giornata e unisce generazioni. Che sia mattina presto o pomeriggio inoltrato, nelle case come nei bar, il profumo del caffè accompagna i romani con la stessa costanza del traffico sul Raccordo. Ma oggi la città eterna si divide su una questione solo apparentemente banale: meglio la moka tradizionale o la macchinetta automatica?
Fino a qualche anno fa, la moka era un’istituzione intoccabile. Nelle case dei quartieri storici, da Trastevere a San Lorenzo, il borbottio della caffettiera era il segnale inequivocabile che la giornata stava per cominciare. La ritualità del preparare il caffè con la moka – riempire il filtro, chiudere con cura, accendere il fuoco – faceva parte della cultura familiare, trasmessa come una ricetta segreta.
Oggi però la tecnologia ha cambiato le abitudini, anche in una città che con le tradizioni ha sempre avuto un legame profondo. Le macchinette automatiche – dalle più semplici a capsule fino ai modelli superaccessoriati – stanno entrando sempre più nelle cucine romane. Veloci, pratiche, pulite: bastano pochi secondi per un espresso quasi da bar. E in una metropoli dove il tempo è sempre meno, anche questo fa la differenza.
“Er caffè co’ la moka è na coccola”, racconta la signora Maria, 72 anni, storica residente di Monteverde. “Ma co’ ‘sta fretta de oggi, pure io me so’ comprata la macchinetta. Però nun è la stessa cosa, eh…”. Dall’altra parte, i più giovani sembrano non avere dubbi: la praticità vince sul romanticismo. “Io vado di corsa, tra università e lavoro – dice Luca, 25 anni, del Pigneto – e la macchinetta a capsule è perfetta. Il caffè è buono e si fa in un attimo”.
Nei bar, il discorso cambia. Qui il caffè resta un’arte, e il barista è quasi un confidente. A Roma non esiste “un caffè” solo: c’è quello al vetro, il ristretto, il corretto, il macchiato freddo o caldo. Al bar Rosati di Piazza del Popolo, per esempio, il caffè è un momento di incontro, una pausa che mantiene viva la socialità di quartiere, al di là delle mode. E anche se le cialde hanno conquistato molte case, nei bar regna ancora l’espresso fatto a regola d’arte.
Anche le torrefazioni storiche, come Tazza d’Oro vicino al Pantheon o Sant’Eustachio in centro, continuano a essere meta di pellegrinaggio per i puristi del caffè. Qui si può ancora respirare quell’aria densa di aroma tostato che rappresenta una vera e propria dichiarazione d’identità culturale.
Il dibattito tra moka e macchinetta automatica, quindi, è più che una questione di gusto. È un confronto tra passato e presente, tra lentezza e velocità, tra il piacere del rito e la comodità della tecnologia. E se è vero che Roma è una città in continua evoluzione, è altrettanto vero che qui il caffè resterà sempre molto più di una semplice tazzina. Un pretesto per fermarsi, chiacchierare, sorridere. Anche solo per un minuto.
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