Categories: Cultura e Società

Una canzone per raccontare i Calabresi Capitolini: poesia, memoria e futuro

È dalla parola scritta che nasce questa canzone. Dalla parola giornalistica, prima ancora che musicale. Il brano “Due rette parallele” prende forma guardando idealmente all’articolo di presentazione firmato da Pino Nano, che ha raccontato con lucidità e sensibilità la nascita dell’Associazione Calabresi Capitolini Romani, il suo manifesto culturale e il significato profondo di un progetto che unisce memoria, identità e visione.

La canzone, realizzata da Franco Torchia in collaborazione con Conosci Roma, è ispirata proprio a quell’articolo e al percorso umano e collettivo descritto: quello di una comunità che vive a Roma ma continua a portare la Calabria nel cuore, trasformando la nostalgia in proposta culturale.

Nel testo emergono i temi centrali dell’esperienza migratoria e dell’identità divisa, riassunti in uno dei versi chiave del brano:
“Due rette parallele, come binari di un treno, tra passato e futuro, tra rimpianto e amore terreno”
Un’immagine che richiama direttamente le parole del manifesto dell’Associazione, dove l’emigrazione viene descritta come una vita che scorre “su due rette parallele”, tra la terra d’origine e quella di adozione.

La canzone rende omaggio anche alla grande poesia calabrese, evocando i nomi di Lorenzo Calogero e Franco Costabile, figure centrali dell’incontro inaugurale dell’Associazione al Teatro Cesare De Lollis. “Costabile, Calogero, le parole vostre sono luce e memoria” è il verso che sintetizza questo legame tra poesia, identità e trasmissione culturale alle nuove generazioni.

Musicalmente pensato per pianoforte e voce, il brano ha un andamento essenziale e narrativo, quasi confidenziale, in linea con l’idea di una cultura che non alza la voce ma costruisce ponti. Non è un inno celebrativo, ma un racconto cantato che accompagna e interpreta una storia reale, già raccontata dalla cronaca e ora restituita attraverso il linguaggio della musica.

“Calabria mia, ti porto nel cuore, Roma ascolta il tuo volto” è forse il passaggio che meglio riassume il senso dell’operazione: una canzone che non parla solo ai calabresi, ma a chiunque abbia vissuto lo strappo e insieme la possibilità di rinascere altrove.

Il brano si inserisce così come naturale estensione narrativa dell’articolo di Pino Nano, trasformando un progetto culturale in racconto sonoro, e confermando come, anche oggi, la musica possa ancora nascere dalla parola, dalla riflessione e dal giornalismo che osserva e interpreta il presente.

Redazione Conosci Roma

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