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Cina-Iran, la nuova Via della Seta su rotaia: triplicati i “super treni” per aggirare il blocco di Hormuz

Nel pieno delle tensioni nello Stretto di Hormuz, la rete ferroviaria eurasiatica diventa uno snodo sempre più strategico negli equilibri commerciali e geopolitici tra Asia e Medio Oriente. È quanto emerge dall’analisi dei flussi logistici tra Cina e Iran, dove negli ultimi mesi si è registrato un forte incremento del traffico merci su rotaia, con una frequenza dei convogli arrivata a triplicarsi.

Secondo quanto riportato da fonti internazionali e rilanciato da Bloomberg, il collegamento ferroviario tra la Repubblica Popolare Cinese e l’Iran è passato da una cadenza settimanale a circa tre o quattro treni alla settimana. Un’accelerazione avvenuta in concomitanza con la crescente instabilità nell’area del Golfo Persico e con le restrizioni che hanno colpito le rotte marittime tradizionali.

Al centro di questa trasformazione c’è la strategia infrastrutturale voluta negli ultimi anni dal presidente cinese Xi Jinping, che attraverso la cosiddetta “Nuova Via della Seta” ha progressivamente rafforzato i corridoi logistici terrestri verso l’Asia centrale e il Medio Oriente. Un progetto che oggi si sta rivelando non solo commerciale, ma sempre più geopolitico.

Il percorso ferroviario che collega la città cinese di Xi’an alla capitale iraniana Teheran attraversa Kazakistan e Turkmenistan, per poi raggiungere lo scalo di Aprin, alle porte della capitale iraniana. Una tratta complessiva di circa 10.400 chilometri che consente di bypassare le rotte marittime più esposte alle tensioni militari e diplomatiche.

Il contesto è quello del progressivo rallentamento del traffico nello Stretto di Hormuz, dove le tensioni geopolitiche hanno determinato un crollo dei transiti navali e un aumento dei costi assicurativi e logistici per le grandi compagnie di navigazione. In questo scenario, il trasporto ferroviario si sta imponendo come alternativa parziale ma strategicamente decisiva.

Le nuove “carovane su rotaia” trasportano merci difficili da intercettare nel dettaglio, ma le analisi degli osservatori internazionali delineano uno schema già visto nei rapporti tra Cina e Russia dopo le sanzioni del 2022. Pechino esporterebbe verso Teheran beni industriali ad alto valore aggiunto, come componenti elettronici, parti per veicoli, generatori elettrici e tecnologie dual use. L’Iran, invece, risponderebbe con esportazioni di prodotti petrolchimici, spesso più redditizi del greggio tradizionale.

Ogni convoglio, composto in media da circa cento vagoni, sarebbe in grado di trasportare fino a 60 mila barili equivalenti di prodotti energetici. Una quantità nettamente inferiore rispetto alle grandi petroliere — capaci di movimentare fino a due milioni di barili — ma sufficiente, secondo gli analisti, a mantenere stabile una parte significativa dell’export iraniano anche in condizioni di isolamento marittimo.

Il dato più significativo è la crescita della continuità dei flussi: laddove fino a pochi mesi fa il traffico era episodico, oggi la frequenza regolare dei convogli indica la costruzione di una vera e propria infrastruttura logistica permanente tra Asia orientale e Medio Oriente.

A rendere ancora più evidente la trasformazione è il ruolo strategico della ferrovia all’interno della più ampia architettura della Nuova Via della Seta. Un sistema che, nelle intenzioni di Pechino, dovrebbe garantire resilienza alle catene di approvvigionamento anche in caso di crisi marittime o blocchi navali.

Per l’Iran, sottoposto a forti pressioni economiche e commerciali, il corridoio ferroviario rappresenta una valvola di compensazione fondamentale. Permette infatti di mantenere un livello di esportazioni più vicino a quello registrato tra il 2020 e il 2022, attenuando l’impatto delle restrizioni sulle rotte del Golfo.

Allo stesso tempo, per la Cina, il rafforzamento della direttrice terrestre verso l’Iran si inserisce in una più ampia strategia di diversificazione delle vie commerciali, riducendo la dipendenza dai colli di bottiglia marittimi come proprio Hormuz, cruciale per il traffico energetico globale.

Gli osservatori sottolineano come l’incremento dei treni tra Cina e Iran non rappresenti soltanto un adattamento logistico, ma anche un segnale politico: la progressiva costruzione di un sistema economico alternativo, meno esposto alle sanzioni occidentali e più integrato tra le potenze eurasiatiche.

In questo scenario, la ferrovia diventa molto più di un’infrastruttura di trasporto: si trasforma in uno strumento di influenza strategica, capace di ridisegnare gli equilibri del commercio globale mentre le tensioni nel Golfo continuano a pesare sulle rotte tradizionali del petrolio e delle merci.

Redazione Conosci Roma

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