Categories: Cultura e Società

23 Maggio: Oltre la Memoria, la Legalità come Scelta Quotidiana

​Trentaquattro anni dopo Capaci, il ricordo di Falcone e Borsellino non è un museo polveroso, ma un algoritmo di cittadinanza attiva per le nuove generazioni
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ROMA – Ci sono date che smettono di appartenere semplicemente al calendario e diventano coordinate d’identità. Il 23 maggio è una di queste. Oggi, nella Giornata Nazionale della Legalità, l’Italia si ferma a ricordare la strage di Capaci del 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Poco dopo, via D’Amelio avrebbe strappato alla vita Paolo Borsellino e i suoi ragazzi.

Ma a distanza di oltre tre decenni, la domanda che un Paese moderno deve porsi non è solo chi stiamo ricordando, ma come stiamo traducendo quel sacrificio nel linguaggio del presente.

​La legalità nell’era digitale

​Oggi la lotta per la legalità non si combatte solo nelle aule di tribunale, ma si gioca sui banchi di scuola, nelle piazze reali e, sempre di più, in quelle virtuali. In un mondo iper-connesso, dove la disinformazione può manipolare le coscienze e l’indifferenza viaggia alla velocità di un feed sul telefono, l’educazione civica ha cambiato pelle.

​Essere cittadini legali oggi significa sviluppare un pensiero critico: saper distinguere una fonte autorevole da una fake news, rifiutare la logica della scorciatoia e comprendere che ogni nostra azione, anche un semplice post o commento online, lascia un’impronta profonda sulla comunità. La legalità, insomma, è diventata il più potente sistema operativo per la democrazia.
​”La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, una fine e una sua evoluzione”.
— Giovanni Falcone

​La scuola come prima linea

​Il cuore pulsing di questa giornata batte soprattutto nelle scuole. È lì che le idee di Falcone e Borsellino continuano a camminare “sulle gambe di altri uomini”. I docenti e gli studenti non sono semplici spettatori di una commemorazione, ma costruttori attivi di futuro. Attraverso progetti di imprenditorialità etica, l’uso consapevole delle nuove tecnologie e il dibattito aperto, i ragazzi dimostrano che la legalità non è un concetto astratto o un elenco di divieti, ma una straordinaria opportunità di libertà e innovazione.

​Investire sui giovani significa dare loro gli strumenti per non essere “subiti” dal tempo in cui vivono, ma per diventarne protagonisti, guidati da un faro invisibile ma solidissimo: il rispetto delle regole come forma più alta di rispetto per se stessi e per gli altri.

​La nostra scelta: io ricordo, io voglio che ricordino

​Il pericolo più grande per giornate come questa è la retorica della memoria fine a se stessa. Falcone e Borsellino non volevano essere eroi da poster, ma magistrati messi nelle condizioni di fare il proprio dovere. Onorare il 23 maggio significa allora raccogliere quel testimone e applicarlo alle sfide del nostro tempo: dalla sostenibilità ambientale alla trasparenza tecnologica, dall’inclusione sociale al contrasto di ogni forma di sopraffazione. La legalità non ha un supporto preferito, non vive solo nelle pagine della Costituzione: ha bisogno di menti curiose, attente e coraggiose per essere vissuta ogni giorno.

​La memoria non è un fatto passivo, è un atto di volontà. Ognuno di noi ha un ruolo in questa storia: io c’ero, con gli occhi pieni di sgomento davanti alle immagini televisive di quel 1992; io l’ho sentito, il boato che ha scosso un intero Paese, ma anche il silenzio profondo e consapevole che è seguito. Io ricordo il coraggio di chi non si è piegato, e proprio per questo io voglio che ricordino i ragazzi di oggi, gli studenti che siedono nei banchi e che quel giorno non erano ancora nati.

​Ed è a loro che dobbiamo consegnare questa staffetta, affinché la memoria si trasformi in azione concreta. Perché il futuro non si aspetta, si costruisce. E il futuro è adesso.

Leonardo Durante

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