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Da Roma al Ciad per aiutare gli ultimi: Matteo De Vivo, 21 anni, parte con il Pime per una missione di solidarietà

A soli 21 anni ha scelto di mettere la propria vita al servizio degli ultimi. Matteo De Vivo, originario di Como e residente a Roma, partirà il prossimo 30 luglio per una missione umanitaria nel sud del Ciad, una delle aree più povere e fragili del continente africano. Lo farà con il Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), realtà missionaria della Chiesa cattolica da oltre un secolo impegnata nei territori più difficili del mondo.

Una decisione maturata al termine del percorso scolastico e consolidata con l’ingresso in seminario come seminarista missionario, scegliendo di dedicare il proprio cammino non solo alla formazione sacerdotale, ma soprattutto all’impegno concreto nelle missioni internazionali. Un percorso che lo porterà, per cinque settimane, a vivere accanto a una popolazione che affronta quotidianamente condizioni di estrema povertà, lontano da qualsiasi comodità occidentale.

La destinazione sarà Tikem, nel sud del Ciad, dove il Pime opera da anni in una delle missioni considerate tra le più bisognose. Qui mancano ancora beni essenziali come acqua potabile, energia elettrica e servizi igienici. Durante la stagione delle piogge, inoltre, le poche strade esistenti diventano impraticabili, isolando interi villaggi e rendendo estremamente difficili i collegamenti e il trasporto dei materiali.

Il progetto principale che accompagnerà la permanenza di Matteo sarà la realizzazione di un pozzo all’interno della scuola elementare del villaggio, frequentata da circa 150 bambini. Un’opera destinata a cambiare concretamente la vita della comunità, perché l’accesso all’acqua rappresenta il primo passo per garantire salute, istruzione, igiene e sviluppo.

L’impegno non si limiterà però alla costruzione del pozzo. Grazie agli studi tecnici affrontati prima dell’ingresso in seminario, Matteo metterà a disposizione anche le proprie competenze nel settore elettrico ed elettronico per collaborare alla manutenzione degli impianti alimentati da pannelli solari, unica fonte di energia disponibile nella missione. Un contributo prezioso in un territorio dove persino l’elettricità dipende dalle condizioni meteorologiche e, durante la stagione delle piogge, può venire meno per diversi giorni.

La missione richiederà anche una significativa preparazione sanitaria. Nei mesi precedenti alla partenza il giovane ha affrontato un lungo percorso vaccinale contro febbre gialla, dengue, rabbia, colera, tifo ed epatite A, al quale si aggiungerà la profilassi antimalarica necessaria per affrontare in sicurezza la permanenza nel Paese africano.

Il contesto nel quale opererà resta complesso anche sotto il profilo geopolitico. Il Ciad confina con aree interessate da guerre e instabilità, in particolare lungo il confine con il Sudan e la Repubblica Centrafricana. Sebbene la missione si svolga nella parte del Paese, considerata relativamente più stabile, le tensioni regionali impongono comunque particolare prudenza.

Ad accompagnare la partenza è anche una raccolta fondi promossa per sostenere i progetti della missione. L’obiettivo è finanziare la costruzione del pozzo e migliorare le condizioni della scuola, offrendo ai bambini strumenti concreti per costruire un futuro diverso. Ogni contributo rappresenta un aiuto diretto a una comunità che continua a vivere lontano dai riflettori dell’informazione internazionale.

La storia di Matteo De Vivo racconta una scelta controcorrente. In un’epoca spesso segnata dall’individualismo, un ragazzo di appena ventun anni decide di lasciare il proprio Paese per raggiungere una delle realtà più difficili del pianeta, scegliendo di condividere la quotidianità di chi vive senza acqua corrente, senza servizi essenziali e con risorse minime.

Il suo percorso dimostra come la solidarietà possa trasformarsi in presenza concreta. Non soltanto attraverso gli aiuti economici, ma mettendo a disposizione tempo, competenze e capacità professionali al servizio delle persone più fragili. È una testimonianza che richiama il significato più autentico della cooperazione internazionale: costruire speranza partendo dai bisogni reali delle comunità.

Per cinque settimane Matteo vivrà accanto ai missionari del Pime, contribuendo ai lavori, condividendo le difficoltà quotidiane e portando il proprio sostegno a una popolazione che continua a convivere con emergenze strutturali spesso dimenticate. Un’esperienza che rappresenta non solo un percorso personale di crescita, ma anche un segnale importante per una società che ha sempre più bisogno di esempi capaci di trasformare i valori in azioni concrete.

La sua partenza ricorda che, anche oggi, esistono giovani pronti a percorrere migliaia di chilometri non per cercare un’opportunità personale, ma per offrirne una agli altri. Una scelta che restituisce significato a parole come servizio, solidarietà e speranza, e che testimonia il valore di un impegno silenzioso destinato a lasciare un segno profondo nelle comunità che lo accoglieranno.

Leonardo Durante

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