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Sapienza, oltre 100 docenti e dottorandi chiedono lo stop alla ricerca militare: lettera aperta in vista dell’elezione del nuovo rettore

A pochi mesi dalle elezioni di ottobre per il rinnovo della guida della Sapienza Università di Roma, oltre cento tra docenti e dottorandi hanno sottoscritto una lettera aperta con cui chiedono al futuro rettore o alla futura rettrice un impegno preciso: escludere ogni forma di ricerca militare dall’ateneo e interrompere le collaborazioni istituzionali con soggetti coinvolti in attività belliche.

L’appello, diffuso dal Comitato Sapienza per la Palestina, invita il prossimo vertice dell’università ad assumere una posizione chiara sul ruolo dell’ateneo nei rapporti internazionali, chiedendo di «rinunciare a qualsiasi attività di ricerca militare, diretta o indiretta», e di sospendere le collaborazioni con istituzioni, università e centri di ricerca di Paesi o organizzazioni «notoriamente coinvolti in azioni di aggressione militare». Parallelamente, il documento propone di mantenere e rafforzare i rapporti con i singoli accademici israeliani che prendono pubblicamente le distanze dalle politiche del proprio governo.

Nel testo, i firmatari richiamano inoltre l’articolo 11 della Costituzione italiana, sottolineando che la Sapienza dovrebbe farsi promotrice dei principi di pace, del rispetto dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli, attraverso impegni programmatici definiti «chiari e vincolanti».

La lettera dedica ampio spazio anche alla situazione nella Striscia di Gaza. Secondo i promotori, l’università, in quanto più grande ateneo d’Europa, avrebbe il dovere di assumere una posizione pubblica di fronte ai conflitti internazionali e alle crisi umanitarie in corso. Nel documento vengono rivolte dure critiche alle operazioni militari israeliane, ritenute responsabili del protrarsi della crisi umanitaria nella Striscia, e si chiede una presa di distanza dalle collaborazioni istituzionali con Israele.

I firmatari sostengono che il silenzio della comunità internazionale rappresenti un elemento di forte preoccupazione e ritengono che il mondo accademico possa svolgere un ruolo attivo nella promozione della pace e nella tutela dei diritti fondamentali.

L’iniziativa si inserisce nel dibattito che accompagna il rinnovo della governance dell’ateneo romano e riporta al centro il confronto sul rapporto tra università, ricerca scientifica, cooperazione internazionale e responsabilità etica delle istituzioni accademiche.

Redazione Conosci Roma

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