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Alzheimer, «la prevenzione inizia a 20 anni»: il neuroscienziato Domenico Praticò svela i segreti del cervello

Il cervello umano, le malattie neurodegenerative, la prevenzione e il futuro della ricerca scientifica. Sono questi i temi al centro del nuovo episodio dedicato a una delle frontiere più affascinanti della medicina e delle neuroscienze, con protagonista il professor Domenico Praticò, neuroscienziato italiano di fama internazionale.

Direttore del Praticò Lab negli Stati Uniti e titolare della prestigiosa cattedra Richard’s North Star Foundation, Praticò rappresenta una delle eccellenze italiane impegnate nella ricerca internazionale sul cervello. Il suo laboratorio è attivo nello studio dell’Alzheimer, della neuroinfiammazione, dello stress ossidativo e dei processi legati all’invecchiamento cerebrale.

Nel corso dell’episodio, il professore accompagna gli ascoltatori dentro la complessità del cervello umano, affrontando con un linguaggio diretto e accessibile alcuni dei temi più discussi della ricerca contemporanea.

«La prevenzione dell’Alzheimer inizia a 20 anni»

Uno dei passaggi centrali riguarda proprio la prevenzione delle malattie neurodegenerative. Praticò spiega perché la tutela della salute cerebrale non dovrebbe essere considerata una questione esclusivamente legata alla terza età, ma dovrebbe iniziare molto prima.

Ampio spazio viene dedicato anche al rapporto tra stile di vita, invecchiamento del cervello e fattori che possono influenzare nel tempo la salute neurologica.

Il neuroscienziato affronta inoltre il fenomeno del biohacking, il crescente interesse per integratori e strategie per migliorare le prestazioni cognitive, distinguendo le evidenze scientifiche dai miti che circolano sul funzionamento del cervello.

Dall’Italia agli Stati Uniti: la ricerca vista dall’interno

L’intervista offre anche uno spaccato sulla vita quotidiana all’interno di un centro di ricerca d’eccellenza negli Stati Uniti.

Per studenti e giovani ricercatori, il messaggio è particolarmente significativo: l’esperienza internazionale può diventare uno strumento di crescita professionale e personale, permettendo di confrontarsi con ambienti scientifici altamente competitivi e con metodologie differenti.

Praticò parla anche della cosiddetta “fuga dei cervelli”, proponendo una lettura diversa del fenomeno: andare all’estero non deve necessariamente significare perdere un talento, ma può rappresentare un’opportunità di crescita e di costruzione di una rete scientifica internazionale.

Intelligenza artificiale, medicina e nuove frontiere

Tra gli argomenti affrontati c’è anche la trasformazione della ricerca attraverso l’incontro tra discipline diverse.

Intelligenza artificiale, ingegneria e medicina stanno creando nuove possibilità per lo studio delle malattie e per lo sviluppo di approcci terapeutici innovativi. In questo scenario, secondo la prospettiva illustrata nell’episodio, la capacità di lavorare tra discipline differenti può diventare uno degli elementi decisivi della ricerca del futuro.

Un altro concetto al centro della conversazione è il drug repurposing, ovvero la possibilità di studiare nuovi utilizzi per farmaci già esistenti. Un approccio che richiede creatività, capacità di collegare informazioni apparentemente distanti e disponibilità a percorrere strade non convenzionali.

Anche il fallimento fa parte della scienza

La ricerca scientifica non è fatta soltanto di risultati positivi. Esperimenti che non funzionano, ipotesi da correggere e risultati inattesi fanno parte del percorso.

Praticò racconta anche questo aspetto della professione scientifica, sottolineando l’importanza della resilienza, della capacità di imparare dagli errori e di continuare a lavorare anche quando un esperimento non produce il risultato sperato.

Un messaggio particolarmente importante per i giovani che vogliono intraprendere una carriera nel mondo STEM: il fallimento non rappresenta necessariamente una sconfitta, ma può diventare una componente fondamentale del processo di scoperta.

Giovani, social e futuro del cervello

L’episodio guarda anche alle nuove generazioni e al rapporto sempre più stretto tra cervello, tecnologia e vita digitale.

L’impatto dei social network e delle abitudini digitali sul cervello dei giovani è infatti uno dei temi che richiedono maggiore attenzione e approfondimento scientifico.

La conversazione diventa così anche un’occasione per riflettere sulle competenze che saranno necessarie nei prossimi anni e su dove orientare studi e investimenti professionali per chi sogna di contribuire alle future conquiste delle neuroscienze.

Una lezione di scienza e di vita

L’intervista al professor Domenico Praticò non si limita dunque a parlare di Alzheimer e neuroscienze. È anche un viaggio attraverso la ricerca, la formazione e la costruzione di una carriera scientifica internazionale.

Il professore offre indicazioni agli studenti, ai giovani ricercatori e a chi sta cercando di capire quale direzione prendere nel mondo STEM, mostrando come curiosità, metodo scientifico, formazione internazionale e capacità di affrontare gli insuccessi possano trasformarsi in strumenti concreti per costruire il proprio futuro.

Un episodio che mette al centro una domanda fondamentale: quanto ancora dobbiamo scoprire sul cervello umano e quanto può fare la nuova generazione di ricercatori per cambiare il futuro della medicina?

Leonardo Durante

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