Una vicenda inquietante scuote la gestione dei cimiteri romani. Alcune salme, secondo quanto emerso da un’indagine interna condotta da Ama, sarebbero state trattate come già decomposte e trasferite negli ossari quando il processo di mineralizzazione non era ancora completato.
I fatti riguardano i cimiteri Flaminio e Maccarese e hanno portato a sette licenziamenti e quattro sospensioni nei confronti di dipendenti coinvolti nei procedimenti disciplinari avviati dall’azienda. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Roma, che dovrà ora verificare eventuali responsabilità penali.
L’indagine interna è partita nel luglio scorso, quando Ama ha effettuato alcuni controlli a campione sulle attività cimiteriali. Gli accertamenti avrebbero evidenziato casi nei quali salme non ancora completamente decomposte sarebbero state considerate già mineralizzate, consentendone il trasferimento nell’ossario.
La procedura prevede infatti tempi precisi. Trascorsi trent’anni dalla tumulazione in un loculo, oppure dieci anni dall’inumazione, possono essere avviate le operazioni di esumazione o estumulazione. Se il corpo non è ancora completamente decomposto, tuttavia, il trasferimento dei resti nell’ossario deve essere rinviato.
È proprio su questo punto che si concentra l’indagine. Secondo gli elementi raccolti internamente, alcuni operatori avrebbero attestato come mineralizzate salme che non lo erano. Gli accertamenti dovranno chiarire anche la circostanza, particolarmente grave, secondo cui alcuni corpi sarebbero stati materialmente sottoposti a interventi per accelerare le operazioni e liberare i loculi.
Resta invece da verificare l’eventuale esistenza di un sistema organizzato e, soprattutto, l’ipotesi che qualcuno abbia richiesto denaro per anticipare le operazioni. Su questo aspetto non ci sono ancora conclusioni definitive: sarà la Procura a stabilire se e quali reati siano stati commessi.
La vicenda ricorda un’altra inchiesta che aveva coinvolto i cimiteri romani nel 2020, quando erano emersi episodi di vilipendio di salme e una presunta attività illecita legata alla gestione delle sepolture. Anche in quel caso gli investigatori avevano documentato interventi sulle salme.
Ama ha rivendicato il massimo rigore nei confronti dei dipendenti coinvolti. L’azienda ha spiegato che i provvedimenti sono stati adottati per tutelare la maggioranza dei lavoratori che svolgono correttamente il proprio lavoro, garantire la regolarità del servizio e difendere la dignità dei defunti e dei loro familiari.
Ora l’attenzione passa alla magistratura. Gli investigatori dovranno ricostruire con precisione le operazioni effettuate nei due cimiteri, individuare eventuali ulteriori responsabilità e verificare se dietro le irregolarità contestate vi fosse soltanto una violazione delle procedure oppure un sistema più ampio finalizzato a ottenere vantaggi economici.
Per le famiglie coinvolte, resta soprattutto una questione di rispetto e trasparenza: capire che cosa sia realmente accaduto alle salme e quali controlli verranno introdotti per impedire che episodi simili possano ripetersi.
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