Yom Kippur, Riccardo Di Segni: “È il giorno del perdono, per cancellare il passato negativo e ricominciare”
“Yom Kippur è il giorno più solenne dell’anno ebraico”. È questo il punto di partenza del messaggio del Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni in occasione di Yom Kippur, la ricorrenza più importante del calendario ebraico, dedicata al digiuno, alla preghiera e alla riconciliazione.
Nel suo messaggio, Di Segni richiama innanzitutto l’origine antichissima della ricorrenza, istituita dalla Torah. “La Torah su Kippur dice delle cose esplicitamente e altre non ce le dice, ce le fa ricercare”, spiega il Rabbino Capo.
Tra gli elementi esplicitamente indicati c’è il significato del giorno come momento nel quale vengono perdonate le colpe commesse dall’uomo nei confronti di Dio. Ma per comprendere perché Yom Kippur cada proprio il 10 di Tishri, secondo Di Segni bisogna tornare al racconto biblico e alla vicenda di Mosè.
Il 10 di Tishri sarebbe infatti il giorno in cui Mosè ridiscese dal Monte Sinai con la seconda versione delle Tavole della Legge. Le prime erano state spezzate dopo che Mosè, scendendo dal monte, aveva visto il popolo di Israele adorare il vitello d’oro.
“Si era scatenata una terribile crisi e Mosè si era adoperato per ottenere il perdono”, ricorda Di Segni. Il perdono viene quindi collegato alla nuova discesa dal Sinai e alla consegna delle nuove Tavole.
Da qui, secondo il Rabbino Capo di Roma, emerge il significato più profondo di Yom Kippur: “Il giorno del Kippur è il giorno del perdono”.
Una riflessione che Di Segni collega a una delle crisi più drammatiche raccontate dalla tradizione biblica, quella del tradimento del rapporto con Dio. Il vitello d’oro rappresenta infatti, nelle sue parole, il momento in cui il popolo rinuncia a quel rapporto e cerca altrove ciò che dovrebbe salvarlo.
Anche il significato stesso della parola Kippur diventa, nel messaggio, una chiave di lettura. “Kippur significa coprire, significa metterci una pietra sopra sulle cose che sono state fatte, sulle cose negative”, spiega Di Segni.
Il senso della ricorrenza non sarebbe però soltanto quello di guardare agli errori commessi, ma soprattutto di creare le condizioni per ripartire.
“Perché in questo momento bisogna ricominciare e cancellare il passato negativo”, sottolinea il Rabbino Capo.
Ed è proprio questo il messaggio conclusivo rivolto alla comunità e, più in generale, a chi celebra Yom Kippur: la possibilità di chiudere una fase negativa e guardare a una nuova vita.
“Ognuno di noi può cancellare il passato negativo e ricominciare tutti insieme verso una nuova vita”, conclude Riccardo Di Segni.
Il messaggio si chiude con l’augurio tradizionale: “Khatima tova, che ci sia una buona firma per tutti”.
