Nobel per la Fisica, occhi puntati sul romano Federico Capasso: la nostra intervista
Oggi gli occhi della comunità scientifica internazionale sono puntati su Stoccolma, dove sarà annunciato il Premio Nobel per la Fisica 2026.
Tra i nomi più attesi della vigilia c’è quello di Federico Capasso, fisico italiano tra i protagonisti della ricerca mondiale nel campo della fotonica e dell’ingegneria della luce. Capasso è noto, tra l’altro, per aver inventato il laser a cascata quantica e per i suoi studi sulle metasuperfici e sulle metalenti.
Per me è stato un grande onore poterlo intervistare per il mio podcast e confrontarmi con lui su alcune delle più importanti rivoluzioni della fisica contemporanea, dalla fisica quantistica alle nuove frontiere dell’ingegneria della luce.
È stato un incontro particolarmente significativo con uno scienziato che ha contribuito a cambiare il modo in cui comprendiamo e utilizziamo la luce e che, nonostante una carriera ai vertici della ricerca internazionale, ha dimostrato una straordinaria umiltà e una capacità divulgativa non comune.
Mentre Stoccolma si prepara ad annunciare il Nobel per la Fisica, il nome di Federico Capasso è dunque al centro dell’attenzione. Per l’Italia sarebbe un riconoscimento di enorme valore, ma al di là del verdetto resta il peso di una carriera scientifica che ha segnato profondamente la fisica e la tecnologia contemporanea.
Ora non resta che attendere l’annuncio ufficiale. E incrociare le dita per la scienza e, naturalmente, anche per l’Italia.
Dall’intervista a Federico Capasso: passione, ricerca e nuove frontiere della luce
Nel corso dell’intervista, Federico Capasso ha ripercorso le tappe della propria formazione e della propria carriera scientifica, partendo da un aspetto forse sorprendente: non si è mai considerato un talento naturale per la Fisica o per la Matematica.
La sua strada, ha raccontato, è stata guidata soprattutto dalla passione, dalla curiosità e dalla volontà di lavorare con metodo. Una passione nata già da bambino, quando il padre gli regalò il libro “Il nostro amico atomo”, e cresciuta fino a trasformarsi in una carriera ai vertici della ricerca internazionale.
Il messaggio rivolto agli studenti è uno dei passaggi più significativi dell’intervista: non sentirsi “portati” per una materia non deve diventare una scusa per rinunciare. Secondo Capasso, curiosità, perseveranza e passione possono fare la differenza. Il suo invito è quello di “innamorarsi di un problema”, lasciandosi guidare dalla voglia di comprenderlo e risolverlo.
Ampio spazio è stato dedicato al laser a cascata quantica, una delle invenzioni che hanno segnato la carriera dello scienziato italiano. Capasso ha spiegato come la tecnologia permetta di realizzare laser capaci di operare nel medio infrarosso, una regione dello spettro particolarmente importante perché molte molecole presentano proprio in questo intervallo la loro caratteristica “impronta digitale”.
Le applicazioni sono numerose: dalla sensoristica chimica al monitoraggio della composizione dell’atmosfera, dal controllo delle emissioni industriali alle analisi nel settore agricolo. Nel corso dell’intervista è stato ricordato anche l’utilizzo di questi strumenti per misurare gas atmosferici rilevanti nello studio dei cambiamenti climatici.
Ma la ricerca di Capasso guarda già oltre il laser a cascata quantica. Lo stesso scienziato ha indicato nell’ottica planare e nelle metalenti una delle innovazioni dalle quali si attende il maggiore impatto futuro.
Le metalenti sono lenti estremamente sottili che possono essere realizzate utilizzando tecnologie simili a quelle impiegate nella produzione dei semiconduttori. Secondo Capasso, queste tecnologie potrebbero trovare applicazioni nei telefoni cellulari e nei computer portatili nel giro di pochi anni, aprendo una nuova fase nell’evoluzione dell’ottica miniaturizzata.
L’intervista si chiude con uno sguardo al futuro della ricerca e con la promessa di tornare a parlare delle nuove frontiere della fotonica. Un confronto che, alla vigilia dell’annuncio del Nobel per la Fisica, permette di conoscere non soltanto il lavoro di uno scienziato di fama internazionale, ma anche la sua idea di ricerca: curiosità, metodo, creatività e soprattutto la capacità di appassionarsi profondamente a un problema.
