Se la scuola gioca a fare la ronda: il fallimento educativo al Fermi di Roma
Il presidio notturno dei docenti a via Trionfale non è un atto di coraggio civico. È la resa della pedagogia di fronte al dissenso giovanile.
C’è un’immagine, nel freddo di via Trionfale, che dovrebbe far riflettere e preoccupare l’intera città. È la sequenza dei docenti dell’ITIS “Enrico Fermi” schierati di notte fuori dai cancelli dell’istituto per impedire l’occupazione da parte degli studenti. Un’azione venduta o percepita da alcuni come una difesa del bene comune, ma che nella sostanza rappresenta una deriva rischiosa e inaccettabile per chiunque creda nella funzione democratica ed educativa della scuola pubblica.
I professori che fanno “la ronda” compiono un errore di prospettiva profondo: scambiano il loro ruolo istituzionale e formativo con quello di un presidio di pubblica sicurezza.
Quando l’autorità cede il passo al controllo fisico
La condanna di questo gesto non nasce dalla difesa a prescindere delle occupazioni, ma dal rigore con cui si deve guardare al ruolo degli adulti nella scuola.
Un docente non è un vigilante. Non ha il mandato, la copertura normativa né la funzione sociale di pattugliare i marciapiedi a luci spente per sbarrare il passo ai propri allievi. Quando l’istituzione scolastica scende sul piano del contrasto muscolare e del controllo fisico degli accessi, dimostra di non avere più strumenti culturali e relazionali da spendere.
Si lancia ai ragazzi un messaggio devastante: di fronte al conflitto o alla protesta — per quanto discutibili possano essere le forme scritte dagli studenti — la risposta dell’adulto non è la mediazione, la fermezza della parola o l’apertura di uno spazio politico d’ascolto, ma la barricata.
Una deriva punitiva che incrina la fiducia
Trasformare il corpo docente in una guardia d’onore dei muri scolastici significa impoverire la comunità educativa. Da un lato si deresponsabilizzano gli organi collegiali e la gestione istituzionale; dall’altro si incrina irrimediabilmente quel patto di fiducia su cui si regge ogni percorso didattico. Come ci si siede al cattedra la mattina dopo di fronte a ragazzi che la notte prima sono stati trattati da avversari da intercettare al buio?
La scuola non si protegge difendendo le mura a costo di sacrificare le relazioni. Se un istituto ha bisogno delle ronde notturne dei suoi insegnanti per evitare che gli studenti prendano la parola, il vero danno all’istituzione è stato già compiuto ben prima che qualcuno provasse a mettere una catena ai cancelli.
