Il 1° aprile, giorno del celebre pesce d’aprile, è sinonimo di scherzi e risate in gran parte del mondo, e Roma non fa eccezione. Ma cosa si nasconde dietro questa usanza tanto amata? Quali sono le sue origini, le tradizioni capitoline e i modi per vivere questa giornata con un sorriso? Ecco un viaggio attraverso storia, aneddoti e curiosità, conditi con un pizzico di vernacolo romano.
L’usanza di fare scherzi il 1° aprile sembra risalire al XVI secolo. In Francia, nel 1582, re Carlo IX introdusse il calendario gregoriano, spostando l’inizio dell’anno dal 1° aprile al 1° gennaio. Molti, per abitudine o per protesta, continuarono a celebrare l’inizio dell’anno ad aprile, diventando bersaglio di scherzi da parte di chi invece accettava il cambiamento. Si racconta che gli venissero consegnati regali simbolici, come pesci finti, per deriderli.
Da qui, l’usanza si diffuse in altri Paesi europei, Italia compresa. L’associazione al pesce potrebbe derivare dal periodo quaresimale, durante il quale il consumo di carne era vietato e il pesce rappresentava un alimento simbolico.
A Roma, fare scherzi è quasi un’arte. Il pesce d’aprile, noto come ’n fregnone (un’ingenua burla), è l’occasione perfetta per mettere alla prova la creatività. Qui, lo scherzo è vissuto con leggerezza e ironia, spesso condito da un classico modo di dire:
“Aho, e t’ho ‘nfinocchiato pure stavorta!”
(che significa “Ti ho ingannato anche questa volta!”).
Un tempo, gli scherzi erano semplici e legati alla vita quotidiana. Ad esempio, si racconta che nei mercati rionali fosse comune far credere a qualcuno che stava perdendo un oggetto prezioso, solo per poi scoppiare in una risata liberatoria una volta rivelato il tranello.
Uno degli scherzi storici più celebri a Roma risale agli anni ‘50, quando alcuni ragazzi collocarono un pesce di carta gigante sul campanile della chiesa di Santa Maria in Trastevere. La notizia fece il giro del quartiere, e molti curiosi si radunarono per vedere il bizzarro “miracolo”. Solo più tardi si scoprì che era tutto uno scherzo.
Un altro episodio divertente avvenne nel 1982, quando un quotidiano romano annunciò che il Colosseo sarebbe stato “chiuso per restauro per 10 anni”. I turisti rimasero a bocca aperta, e molte guide turistiche improvvisarono percorsi alternativi. L’indomani, il giornale rivelò che si trattava di un pesce d’aprile, suscitando risate e qualche arrabbiatura.
Roma è ricca di modi di dire legati agli scherzi, perfetti per questa giornata. Ecco alcuni esempi:
Se sei a Roma e vuoi celebrare il pesce d’aprile senza offendere nessuno, ecco alcune idee divertenti:
Il pesce d’aprile è stato celebrato anche nel cinema italiano. In film ambientati a Roma, spesso i personaggi si fanno scherzi memorabili. Ad esempio, in molte commedie degli anni ‘70, il romano “furbetto” escogita scherzi geniali per prendersi gioco degli amici, dimostrando che l’ironia è parte integrante della cultura capitolina.
Il pesce d’aprile, anche nella sua versione romana, è un momento per prendersi una pausa dalla serietà della vita quotidiana. È un’occasione per divertirsi con garbo, senza mai esagerare. Come diceva un vecchio proverbio romano:
“Chi ride a pesce d’aprile, ride tutto l’anno!”
E allora, il 1° aprile, che siate a Trastevere o a Piazza Navona, ricordatevi di sorridere, magari con un pesciolino di carta ben nascosto nella vostra tasca.
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