Categories: Cultura e Società

Roma, appello alla solidarietà: “Nun se lassano soli li vecchi”

Con l’arrivo delle ferie estive e delle giornate festive, a Roma si ripresenta puntuale un’emergenza silenziosa: la solitudine degli anziani. Nelle periferie come nei quartieri centrali, migliaia di persone in età avanzata restano sole, lontane da figli, parenti o amici, mentre la città si svuota. Una solitudine che pesa di più nei giorni in cui tutto parla di condivisione, famiglia, tavole apparecchiate e compagnia. Eppure, sono proprio quei giorni che rendono più dolorosa l’assenza di una carezza o di una voce amica.

“Nun se lassano soli li vecchi”, dice un vecchio adagio romano. Letteralmente: “Non si lasciano soli gli anziani”. È un richiamo forte, quasi ruvido, che affonda le sue radici nella cultura popolare di una Roma solidale, in cui i più fragili venivano accuditi dalla comunità, soprattutto nei momenti di festa. Oggi, purtroppo, questa saggezza sembra smarrita tra i ritmi frenetici della modernità e l’individualismo crescente.

Il rischio maggiore, come sottolineano medici e assistenti sociali, non è solo l’isolamento affettivo ma anche la mancanza di aiuto in caso di bisogno. Un malore improvviso, una caduta, una dimenticanza importante (come le medicine o i pasti): tutto può trasformarsi in pericolo reale. A Roma esistono numerose associazioni che cercano di tamponare l’emergenza, offrendo pasti a domicilio, telefonate di compagnia, piccole commissioni. Ma il lavoro volontario, per quanto encomiabile, non basta.

La solitudine degli anziani non è solo una questione sanitaria o sociale, ma soprattutto culturale. “Er vecchio, quanno parla, nun è mai vento che passa”, recita un altro detto romano. “L’anziano, quando parla, non è mai solo aria che scorre”, a indicare il valore dell’esperienza e della memoria. In una società che tende a idolatrare la giovinezza, dimenticare gli anziani significa tagliare le radici del proprio stesso presente.

Le istituzioni romane, attraverso i Municipi e l’Assessorato alle Politiche Sociali, ogni anno attivano numeri verdi e servizi di assistenza, ma resta fondamentale il ruolo dei cittadini. Un gesto semplice come suonare il campanello del vicino anziano, offrirgli un pranzo, fare due chiacchiere o proporgli una passeggiata può diventare una vera ancora di salvezza. La solitudine, infatti, non si combatte solo con le strutture, ma soprattutto con la vicinanza umana.

In questi giorni di festa, dunque, Roma è chiamata a riscoprire il senso più profondo della sua umanità. “Chi ha il pane, non ha i denti; chi ha i denti, non ha il pane”, dice un’altra saggezza popolare. Un invito a condividere, a guardarsi intorno, a farsi carico — anche solo per un momento — della felicità dell’altro. Perché un anziano solo non è solo una persona dimenticata: è un frammento di storia che rischia di spegnersi nel silenzio.

La solidarietà vera non ha bisogno di grandi gesti. A volte basta una sedia accanto alla sua, una fetta di cocomero mangiata insieme, una risata semplice per sentirsi, ancora, parte di qualcosa. E Roma, città eterna, lo sa bene: chi non onora i vecchi, non ha futuro.

Redazione Conosci Roma

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