Categories: Cultura e Società

A Roma la cravatta se la porti, non te la metti

Storia, stile e ironia del nodo più romano che ci sia

A Roma la cravatta non è solo un accessorio. È un simbolo, un modo d’essere, un tratto distintivo. Ma attenzione: nella Capitale, la cravatta se porta, non se mette. Un’espressione che dice tutto: stile, identità e anche un pizzico d’ironia che non guasta mai.

Passeggiando per via del Corso o salendo a Trinità dei Monti, capita ancora di vedere uomini vestiti di tutto punto, magari con giacca in lino e cravatta slacciata “alla romana”, quella piega larga, mai troppo stretta, che fa capire subito che chi la indossa non è forestiero. È un linguaggio non verbale, che distingue il romano autentico dallo “straniero”.

“La cravatta a Roma è come er caffè: ce devi ave’ confidenza”, dice con un sorriso Andrea, camiciaio storico di Campo Marzio. Nel suo laboratorio si respira un’aria d’altri tempi. “Un tempo — racconta — i politici, gli avvocati e i notabili de’ Roma passavano tutti di qui. Volevano la cravatta giusta, quella che ‘fa signore’, ma senza esagerà. Perché a Roma nun piace chi se la tira”.

In effetti, nella capitale la cravatta ha avuto momenti di grande splendore, soprattutto tra gli anni ’50 e ’70. Erano gli anni della Dolce Vita, di Cinecittà, dei grandi comizi in piazza Venezia e delle domeniche al Pincio. Indossare la cravatta era un gesto quasi quotidiano, ma sempre accompagnato da un certo distacco. “A Roma tutto se prende co’ filosofia — racconta Alberto, barbiere ai Parioli — pure la cravatta. C’è chi se la mette solo per battezzà e chi, invece, ce dorme pure”.

La Capitale è anche casa di sartorie rinomate, da secoli punto di riferimento per politici, prelati e uomini d’affari. A differenza del rigore milanese o della tradizione partenopea, Roma propone uno stile morbido, quasi disinvolto. “Er nodo romano — spiega un anziano sarto di Prati — nun è mai stretto. È largo, comodo. Se fa capì che sei elegante ma nun te stai a sforzà”.

Il nodo di cravatta diventa così anche linguaggio politico e culturale. Lo sanno bene i frequentatori di Montecitorio e Palazzo Madama, dove la cravatta è obbligatoria ma sempre più spesso sfidata da chi preferisce lo stile casual. Eppure, tra i corridoi della politica romana, c’è ancora chi difende il “colletto e nodo” come se fosse un dovere morale. “Senza cravatta non entri — dice scherzando un commesso parlamentare — manco se sei er Papa”.

Oggi la cravatta a Roma resiste, magari reinterpretata, portata con ironia, slacciata, infilata nel taschino, oppure indossata di traverso “giusto pe’ fa scena”. Ma sempre con quella leggerezza tutta romana, che non rinuncia allo stile, ma nemmeno si prende troppo sul serio.

In fondo, è questa la filosofia del romano doc: “La classe nun se compra. E la cravatta, se te sta bene, lo capisci da solo… senza bisogno de’ guardatte allo specchio”.

Redazione Conosci Roma

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