Dai gatti di Cleopatra ai corgi della regina Elisabetta: il legame tra potere, leadership e animali affascina il pubblico

Da Cleopatra a Giorgia Meloni, passando per la regina Elisabetta II e fino a un curioso pappagallo che vive con il Professore Massimiliano Marianelli, Magnifico Rettore dell’Università di Perugia. Il rapporto tra le grandi personalità della storia e gli animali continua a suscitare interesse e riflessioni, tanto da diventare il tema centrale di una lunga conversazione tra il giornalista Antonio Nesci e l’esperta del comportamento felino Marta Picchio.

L’occasione è stata una diretta internazionale seguita da spettatori collegati da diverse parti del mondo, da Vancouver a New York, da Buenos Aires fino a Londra, anche dall’Asia e dall’Australia. Al centro del dibattito una domanda apparentemente curiosa: perché tante figure potenti e influenti della storia hanno scelto di circondarsi di animali, e in particolare di gatti?

Il viaggio parte dall’Antico Egitto e dalla figura di Cleopatra, sovrana che ancora oggi rappresenta uno dei simboli più forti di fascino, mistero e leadership femminile. Secondo Marta Picchio, il ruolo del gatto nella civiltà egizia era tutt’altro che marginale.

«I gatti si avvicinarono spontaneamente alle comunità umane perché proteggevano granai e templi da topi, serpenti e scorpioni», ha spiegato l’esperta. «Erano alleati preziosi per una società agricola e proprio per questo finirono per assumere una dimensione quasi sacra».

Nell’Antico Egitto i felini venivano raffigurati in statue, affreschi e tombe. Erano considerati animali protettivi e accompagnavano simbolicamente il defunto anche nella vita ultraterrena. Una presenza così importante da entrare stabilmente nell’immaginario collettivo dell’epoca.

Ma il legame tra potere e gatti non appartiene soltanto al passato. Nel corso dei secoli numerose personalità hanno scelto di condividere la propria quotidianità con animali domestici. Un esempio contemporaneo è quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nota per la sua passione per i gatti.

Secondo la Picchio, la scelta non sarebbe casuale. I gatti, infatti, possiedono caratteristiche che li rendono particolarmente adatti a chi vive situazioni di forte pressione e responsabilità.

«Le ricerche più recenti evidenziano come la presenza del gatto possa avere effetti rilassanti e contribuire alla riduzione dello stress», ha osservato Picchio. «Le fusa producono frequenze sonore associate a sensazioni di benessere e tranquillità. Accarezzare un gatto o semplicemente osservarlo mentre riposa può favorire uno stato di rilassamento».

Una caratteristica che potrebbe risultare preziosa per chi è chiamato quotidianamente a prendere decisioni importanti. Diversamente dal cane, spesso più espansivo ed energico, il gatto tende a condividere momenti di calma e silenzio, instaurando una relazione discreta ma profonda con il proprietario.

Il confronto inevitabilmente si sposta anche sulla figura della regina Elisabetta II, diventata celebre per il suo amore verso i corgi. In questo caso non si tratta di gatti ma di cani che, nel tempo, sono diventati veri e propri simboli della monarchia britannica, contribuendo a costruire un’immagine pubblica più vicina e familiare della sovrana.

Il gatto, pur mantenendo una forte autonomia rispetto all’essere umano, è riuscito nei millenni ad instaurare una relazione stabile con le persone. Gli studiosi parlano spesso di “coevoluzione” più che di vera e propria domesticazione, proprio perché il felino ha conservato gran parte della propria indipendenza.

Una storia fatta di luci e ombre. Se nell’Antico Egitto il gatto era venerato, nel Medioevo europeo attraversò periodi difficili, venendo talvolta associato a superstizioni e credenze negative. Eppure il suo fascino non è mai venuto meno.

La parte più curiosa dell’incontro arriva quando la conversazione si sposta su un animale decisamente meno convenzionale: un pappagallo chiamato Cartesio.

Dietro quel nome si nasconde un riferimento evidente al filosofo francese René Descartes e, soprattutto, una passione culturale del suo proprietario: il magnifico rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Massimiliano Marianelli.

Cartesio è un pappagallo noto per la sua capacità di interagire con le persone e richiamare l’attenzione attraverso vocalizzazioni e comportamenti intenzionali. Un animale che, secondo l’esperta, testimonia la crescente diffusione degli animali cosiddetti “non convenzionali” nelle case italiane.

«Ogni specie possiede modalità relazionali proprie», ha spiegato Picchio. «Per comprenderle bisogna studiarne la storia evolutiva e il comportamento. Oggi sempre più professionisti si specializzano proprio negli animali non convenzionali, dai pappagalli ai conigli».

Al di là delle curiosità e degli aneddoti, il messaggio emerso dall’incontro riguarda soprattutto il valore educativo e umano della relazione con gli animali.

«Gli animali ci insegnano qualcosa di fondamentale», ha sottolineato la Picchio. «Ci mostrano che è possibile entrare in relazione con chi è diverso da noi. Non condividiamo la stessa lingua, gli stessi bisogni o gli stessi comportamenti, eppure impariamo a comprenderci».

Una lezione che vale per i bambini, per gli adulti e persino per chi esercita ruoli di responsabilità. Dai gatti venerati nell’Antico Egitto ai corgi di Buckingham Palace, fino al pappagallo che accompagna la vita accademica perugina, il rapporto tra esseri umani e animali continua a raccontare qualcosa di profondo sulla nostra società.

Forse è proprio questo il filo invisibile che unisce figure così diverse come Cleopatra, Elisabetta II, Giorgia Meloni e il rettore Marianelli: la consapevolezza che, anche nei luoghi del potere, la capacità di costruire relazioni resta una delle qualità più importanti.

Redazione Conosci Roma

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