È tardo pomeriggio, la nonna ha appena spento la tv per andare in cucina e prova ad alzarsi dalla poltrona. Si appoggia al bracciolo, spinge e ricade, poi, al terzo o quarto tentativo ce la fa. Nessuno se ne accorge, perché vive sola, e quei tentativi andati a vuoto diventano la misura silenziosa di un’autonomia che si sta assottigliando sempre di più. Siamo a Roma, città che invecchia come tutta l’Italia ma con l’aggravante di una geografia urbana ostile, e questa scena si ripete in migliaia di appartamenti. Palazzi senza ascensore al Pigneto, scale ripide a Trastevere, case di famiglia abitate da cinquant’anni a Monteverde o alla Garbatella. Per molti figli che lavorano e magari vivono dall’altra parte della città, la domanda è sempre la stessa: come faccio a sapere che mamma e papà stanno bene, quando non posso esserci?
L’autonomia di una persona anziana non si perde all’improvviso, si erode nei piccoli gesti, quelli che nessuno racconta perché sembrano banali. Alzarsi dal letto, sedersi a tavola, restare seduti a guardare la televisione senza che la schiena protesti dopo mezz’ora. Sono questi i confini reali dell’indipendenza, molto più delle grandi questioni di salute.
Le famiglie romane lo scoprono spesso per gradi. Prima il genitore che rinuncia a uscire perché alzarsi dalla sedia del bar è diventato faticoso, poi quello che passa sempre più ore sullo stesso divano, perché cambiare posizione costa troppa fatica, e la casa, da inviolabile rifugio, si trasforma lentamente in un perimetro che si stringe, e con essa si restringe anche la vita sociale, le abitudini ed il piacere delle cose semplici.
La buona notizia è che restituire dei buoni margini di autonomia raramente richiede chissà quali stravolgimenti, perché una casa più vivibile per un anziano si costruisce con degli interventi mirati, quali, ad esempio, un corrimano dove le scale interne diventano un problema, un’illuminazione che non lasci zone d’ombra e l’eliminazione di tappeti e dei fili che intralciano il passaggio. Accorgimenti che le famiglie possono adottare poco alla volta, secondo le necessità e il budget.
Tra gli interventi che incidono di più sulla quotidianità c’è la scelta della seduta, perché se c’è un oggetto che un anziano usa per ore ogni giorno, è proprio la poltrona. Ed è proprio lì che si concentra una parte importante del problema dell’alzata, visto che una seduta troppo bassa, troppo profonda o troppo morbida costringe ad uno sforzo che ginocchia e schiena, con l’età, faticano a sostenere.
Le poltrone relax a Roma proposte da realtà specializzate del territorio rispondono a questa esigenza con un approccio su misura. I modelli motorizzati con funzione alzapersona accompagnano il movimento di sollevamento, riducendo lo sforzo nel momento più critico. Lo schienale reclinabile permette di trovare la posizione giusta per riposare o leggere, mentre il sostegno lombare calibrato sulla corporatura mantiene la schiena allineata anche dopo molte ore di utilizzo. Per coloro che abbiano bisogno di una soluzione solo temporanea, per esempio durante una convalescenza, esiste anche la formula del noleggio con consegna a domicilio.
Su un acquisto del genere, la dimensione locale conta più di quanto si pensi. Una poltrona ergonomica non si sceglie da un catalogo online, va provata, valutata sulla persona e calibrata sulle sue proporzioni. Per questo la possibilità di rivolgersi a uno showroom in città, dove un tecnico misura le esigenze reali e fa testare i modelli, fa tutta la differenza del mondo rispetto ad un anonimo ordine via internet.
A Roma, Élite Poltrone Relax dispone di un punto vendita in Circonvallazione Gianicolense, nella zona di Monteverde di fronte all’Ospedale San Camillo, con un secondo showroom in zona Aurelio. Se non fosse possibile spostarsi, è prevista la valutazione direttamente a casa con un sopralluogo che permette di considerare lo spazio reale dell’appartamento, la collocazione della poltrona e le abitudini di chi la userà. Dettagli che da remoto sfuggono e che invece, nella prossimità, determinano la qualità della scelta.
Dietro ogni soluzione pratica c’è sempre una posta in gioco più ampia. Un genitore che torna ad alzarsi da solo è un genitore che chiede meno aiuto, che recupera un pezzo di indipendenza e che sarà in grado di vivere la propria casa senza la frustrazione del gesto impossibile. E per i figli è un peso che si alleggerisce, la tranquillità di sapere che la quotidianità del proprio caro scorre con meno ostacoli.
Forse è questo il modo migliore di prendersi cura di chi a Roma ha costruito una vita: non sottrarre autonomia in nome della protezione, ma creare le condizioni perché quell’autonomia duri il più a lungo possibile. Una poltrona da cui ci si alza senza fatica, in fondo, è anche questo.
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