22 Settembre 2026
Medicina, Salute, Benessere

Dai banchetti di Roma alla dieta mediterranea: il segreto della longevità arriva da Nicotera?

Roma ha sempre avuto un rapporto speciale con il cibo. Dai banchetti dell’antichità alla cultura della tavola, mangiare non è mai stato soltanto una necessità, ma anche un momento di socialità, identità e attenzione al benessere. Oggi quella stessa domanda torna al centro dell’interesse scientifico: che cosa mettiamo nel piatto può incidere sulla nostra salute e sulla longevità?

È una domanda che porta direttamente in Calabria, a Nicotera, nella provincia di Vibo Valentia, uno dei luoghi diventati riferimento storico negli studi sulla Dieta Mediterranea.

Da circa trent’anni l’antropologo Pino Cinquegrana studia il rapporto tra alimentazione, cultura e territorio, attraverso pubblicazioni, convegni e interventi dedicati alla tradizione alimentare mediterranea. Un percorso sviluppato dalla fine degli anni Novanta anche attraverso attività scientifiche e divulgative in Italia e all’estero.

Il tema, del resto, ha radici profonde nella cultura italiana. Già nel 1614 l’intellettuale modenese Giacomo Castelvetro descriveva e lodava abitudini alimentari della penisola caratterizzate da un largo consumo di prodotti della terra, rispetto a un’alimentazione nella quale la carne aveva un ruolo più marginale.

Secoli dopo, gli studi del biologo americano Ancel Keys hanno contribuito a portare la Dieta Mediterranea al centro della ricerca internazionale sul rapporto tra alimentazione e salute. Da quel filone di ricerca si sono sviluppati nuovi studi sul rapporto tra nutrienti, metabolismo e benessere.

E qui torna protagonista Nicotera.

Il lavoro di Cinquegrana si inserisce infatti in una lunga tradizione di studi che ha coinvolto antropologi, medici, biologi e studiosi dell’alimentazione. In Calabria il tema del cibo come elemento culturale e sociale è stato affrontato anche da studiosi come Luigi Maria Lombardi Satriani e Vito Teti, mentre la ricerca contemporanea continua a interrogarsi sugli effetti dei diversi modelli alimentari.

Anche l’olio extravergine di oliva è diventato oggetto di importanti ricerche internazionali. Tra gli studiosi che hanno approfondito il rapporto tra alimentazione e malattie neurodegenerative figura Domenico Praticò, ricercatore della Temple University, impegnato nello studio dei possibili effetti di componenti della dieta mediterranea sui processi neurodegenerativi.

Ma il percorso di Cinquegrana non si limita all’alimentazione. Una parte consistente della sua produzione riguarda infatti la storia dell’emigrazione calabrese nel mondo, documentata attraverso una ventina di volumi che hanno trovato spazio anche in ambito universitario.

Tra gli esempi figura un lavoro di tesi elaborato da Teresa Fabiano alla Sapienza Università di Roma, con la supervisione di Susanne Lippert, dedicato all’emigrazione dalla Calabria verso l’America e intitolato Die Zeit der Erinnerung und der Reise – Die Immigration von Kalabrien nach Amerika.

Lo studio prende le mosse proprio da uno dei volumi di Cinquegrana, Il tempo della memoria e del viaggio, dedicato alla situazione economica, sociale, culturale e storica del Mezzogiorno tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Un particolare rende ancora più significativo questo collegamento con Roma e con la dimensione internazionale della ricerca: la stessa autrice della tesi, figlia di emigrati in Germania, aveva avuto Cinquegrana come insegnante di tedesco al liceo linguistico di Vibo Valentia. Un percorso che mette così in relazione scuola, ricerca universitaria, memoria dell’emigrazione e storia della Calabria.

È una traiettoria che parte dai piccoli centri calabresi e arriva fino alle aule universitarie romane, seguendo un filo comune: la memoria delle comunità, il rapporto con il territorio e il modo in cui gli italiani hanno costruito nel tempo la propria identità anche attraverso il cibo, la cultura e le migrazioni.

Il legame tra alimentazione e salute, però, affonda le proprie radici ancora più indietro.

La biologa Adele Cinquegrana, nei suoi approfondimenti sull’alimentazione nella storia, ricorda come già le civiltà antiche attribuissero a determinati alimenti proprietà benefiche e medicamentose. Tra gli esempi c’è la cicoria, conosciuta e utilizzata in epoche diverse e menzionata anche da autori dell’antichità come Aristofane, Orazio, Plinio il Vecchio e Ovidio.

È proprio questa continuità tra storia, cultura e ricerca scientifica a rendere interessante il caso Nicotera.

Circa dieci anni fa la Camera di commercio di Vibo Valentia predispose uno studio internazionale sulla Dieta Mediterranea, realizzato nelle principali lingue europee e accompagnato da un approfondimento sui piatti della tradizione e sui riferimenti scientifici legati alla nutrizione. Un lavoro che Cinquegrana ha successivamente portato al centro di convegni e incontri in Italia e all’estero.

Il tema è arrivato anche sui media della comunità italiana nel mondo, con interventi televisivi e radiofonici, tra cui quelli su WGBB di Long Island, nel programma Melodie Italiane condotto da Attilio Carbone.

E allora la domanda che parte da Nicotera può interessare anche Roma: quanto delle nostre abitudini alimentari quotidiane conserva ancora quella cultura mediterranea che per secoli ha caratterizzato le tavole italiane?

Dall’olio alle verdure, dai legumi ai cereali, fino alla convivialità della tavola, la Dieta Mediterranea non è soltanto un elenco di alimenti. È un modello culturale nel quale territorio, tradizione, memoria e alimentazione si incontrano.

Ed è proprio su questo punto che si incrociano le diverse attività di Cinquegrana: da Nicotera alla ricerca sulla Dieta Mediterranea, dalla storia dell’emigrazione calabrese alle università, fino alle comunità italiane sparse nel mondo.

Una storia che parte dalla Calabria, passa per Roma e arriva oltre oceano.