Pietro della Valle, il nobile romano che sfidò il mondo: 12 anni in Oriente tra amore, avventura e misteri
Una delusione d’amore, il desiderio di conoscere il mondo e una curiosità intellettuale fuori dal comune. Comincia così, nel 1614, la straordinaria avventura di Pietro della Valle, il nobile romano passato alla storia con il soprannome di “il Pellegrino”, protagonista di uno dei viaggi più affascinanti del Seicento.
A raccontarne la storia è Marco Maovaz, ospite di Antonio Nesci nella trasmissione di Fast News Platform, in un viaggio nella vita di un personaggio che, a distanza di quattro secoli, continua a sorprendere per modernità, coraggio e spirito di osservazione.
Pietro della Valle proveniva da una delle famiglie più importanti di Roma. Avrebbe potuto vivere tranquillamente tra i privilegi e le ricchezze della nobiltà capitolina, ma scelse una strada completamente diversa. Nel 1614 lasciò l’Italia per intraprendere un viaggio in Oriente destinato a durare dodici anni, fino al 1626.
Attraversò la Grecia, l’Impero ottomano, la Siria, la Palestina, l’Egitto, la Persia e l’India, entrando in contatto con culture, religioni e civiltà lontanissime dall’Europa del suo tempo.
Ma non era un semplice viaggiatore. Della Valle era un uomo di cultura, appassionato di lingue, scienza, musica, letteratura e storia. Durante il viaggio cercava il confronto con studiosi e intellettuali dei Paesi visitati, portando con sé una biblioteca personale e annotando nelle sue lettere ogni scoperta.
Proprio le lettere indirizzate all’amico Mario Schipano costituiscono oggi una testimonianza preziosa del suo itinerario. Un racconto dettagliato, pubblicato successivamente dai suoi figli, che permette di ricostruire non soltanto gli spostamenti, ma anche le abitudini, le conoscenze e le trasformazioni del mondo del Seicento.
L’incontro con la Persia e lo Scià Abbas I
Uno dei capitoli più interessanti della sua avventura è quello persiano. Della Valle soggiornò a lungo a Esfahan, città prediletta dallo Scià Abbas I, con il quale ebbe contatti diretti.
Rimase colpito dalla relativa tolleranza religiosa che caratterizzava la corte persiana e arrivò persino a immaginare la fondazione di un quartiere romano nella città, con edifici ispirati alla capitale italiana.
Il suo sguardo era quello di un europeo profondamente interessato a comprendere l’altro. Osservava le differenze tra le grandi potenze, descriveva le relazioni politiche e commerciali e documentava i conflitti tra l’Impero ottomano, la Persia e l’Impero moghul.
Assistette anche ai cambiamenti degli equilibri internazionali nel Golfo Persico, raccontando l’alleanza tra lo scià Abbas e gli inglesi contro i portoghesi per il controllo di Hormuz.
Le mummie egizie e i ritratti del Fayum
Tra le curiosità più sorprendenti emerse durante la conversazione c’è il ruolo di Pietro della Valle nella conoscenza europea delle antichità egizie.
Durante il soggiorno in Egitto si interessò alle mummie e ai celebri ritratti del Fayum, straordinarie testimonianze pittoriche di epoca romana, realizzate tra il I e il III secolo dopo Cristo e collocate sui corpi dei defunti.
Della Valle ne descrisse alcuni esemplari e ne portò in Italia. Quei volti, con i loro occhi intensi, le acconciature, i gioielli e gli abiti, rappresentano ancora oggi una finestra eccezionale sulla società dell’Egitto romano.
Un dettaglio che racconta anche un’epoca completamente diversa dalla nostra: per secoli, in Europa, le mummie vennero persino utilizzate nella preparazione di medicinali, dopo essere state ridotte in polvere. Una pratica oggi difficile da immaginare, ma che testimonia quanto fossero differenti le conoscenze mediche del passato.
Uno scienziato curioso prima della modernità
Pietro della Valle si interessò anche agli strumenti scientifici e alle tecniche di misurazione. Durante il viaggio utilizzò un astrolabio, probabilmente di provenienza indiana o legato alla tradizione islamica, per effettuare osservazioni e calcoli geografici.
Particolarmente significativo fu il suo interesse per le iscrizioni cuneiformi dell’antica Persepoli: ne trascrisse alcune e contribuì a far conoscere in Europa testimonianze di una civiltà che sarebbe stata compresa pienamente soltanto molto tempo dopo.
Ma la sua curiosità non si fermava ai monumenti e ai libri. Osservava anche le persone, le tradizioni e i comportamenti. Rimase affascinato dalle danze delle donne indiane e notò differenze profonde nell’approccio culturale dei portoghesi e degli inglesi, soprattutto nella condivisione delle conoscenze e degli strumenti di navigazione.
Un uomo del Seicento con uno sguardo sorprendentemente moderno
La storia di Pietro della Valle restituisce il ritratto di un uomo difficile da classificare: nobile, viaggiatore, scrittore, musicista, appassionato di scienza e osservatore delle civiltà.
Non partì per conquistare territori, né per arricchirsi attraverso il commercio. Il suo motore principale era la curiosità, il desiderio di conoscere e confrontarsi con mondi diversi.
È proprio questo l’aspetto che rende ancora attuale la sua figura: la capacità di guardare oltre i confini della propria cultura, cercando nell’Oriente anche le radici della civiltà occidentale.
Un viaggio lungo dodici anni che, attraverso lettere e testimonianze, continua a parlarci di un mondo in trasformazione e di un uomo che aveva fatto della conoscenza la propria più grande avventura.
