Stipendi più leggeri per i cardinali della Curia romana

Il Vaticano fa i conti con la crisi collegata alla pandemia e Francesco ha deciso di tagliare lo stipendio al personale della Santa Sede, del Governatorato e di altri enti collegati ad iniziare dai cardinali e dai capi dicastero della Curia romana.

La scelta del Papa p dettata dal disavanzo che “da diversi anni caratterizza la gestione economica della Santa Sede e l’aggravamento di tale situazione a seguito dell’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Covid-19, che ha inciso negativamente su tutte le fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”.

Gli stipendi sono ora più leggeri per i cardinali della Curia romana. La riduzione è del 10% per loro. La riduzione è invece dell’8% per i dipendenti della Santa Sede, del Governatorato e altri enti collegati inquadrati nei livelli retributivi C e C1, cioè quelli dei capi e dei segretari dei dicasteri. Diminuzione del 3% generalizzato per i dipendenti chierici o religiosi, da quelli inquadrati nel livello retributivo C2 fino al primo livello. Il decremento riguarda tutto il personale non laico.

Per tutti sono stati sospesi, per due anni, la maturazione degli scatti biennali di anzianità. Ma soltanto per il personale laico, questo blocco riguarda i dipendenti dal quarto livello in su e dunque non tocca gli stipendi più bassi. Tutte le disposizioni previste si applicano anche al Vicariato di Roma, ai Capitoli delle Basiliche Papali Vaticane, Lateranense e Liberiana, alla Fabbrica di San Pietro e alla Basilica di San Paolo fuori le mura.

Esiste una distinzione tra Chiesa italiana (Cei) e Curia romana (Santa Sede). Un vescovo italiano (cardinale o no) rientra nel sostentamento del clero della Cei e il suo stipendio può arrivare ad un massimo di 1.700 euro lordi mensili, più o meno 1.300-1.400 netti. Il piatto cardinalizio dei porporati al servizio della Santa prevede una somma tra i 4.500 e i 5.000 euro netti (in Vaticano non ci sono tasse). Sono solo questi ultimi, insieme ai capi dicastero non cardinali e ai segretari delle Congregazioni, ad essere interessati dalla misura papale. La riduzione delle retribuzioni però “non si applica qualora l’interessato documenti che gli sia impossibile far fronte a spese fisse connesse allo stato di salute proprio o di parenti entro il secondo grado”.