Torna l’appuntamento annuale che richiama l’attenzione sulla missione dei sacerdoti

Tra i 33mila preti diocesani segnaliamo nel Lazio Don Antonio Pesciarelli e Mons. Marco Fibbi, cappellani della Casa di reclusione di Rebibbia e della Casa circondariale Raffaele Cinotti – Nuovo Complesso Rebibbia a Roma, impegnati nell’offrire una porta sul mondo ai detenuti.  Ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa: sono i nostri sacerdoti che si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Per richiamare l’attenzione sulla loro missione, torna domenica 18 settembre la Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano, che sarà celebrata nelle parrocchie italiane.

La Giornata – giunta alla XXXIV edizione – permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi, promotori di progetti anti-crisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, punto di riferimento per le comunità parrocchiali. Ma rappresenta anche il tradizionale appuntamento annuale di sensibilizzazione sulle offerte deducibili. “È un’occasione preziosa – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma un’opportunità per spiegare il valore dell’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”.

Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di uno strumento che permetta ad ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

Le offerte – aggiunge Monzio Compagnoni – rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. La Chiesa, grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno”.

Un impegno costante come quello di Don Antonio Pesciarelli e di Mons. Marco Fibbi, cappellani rispettivamente della Casa di reclusione di Rebibbia e della Casa circondariale Raffaele Cinotti – Nuovo Complesso Rebibbia a Roma, che esercitano la loro missione sacerdotale tra i detenuti sofferenti per il distacco dagli affetti più intimi e dalla società. In un vissuto segnato dolorosamente dalla colpa commessa ma anche dalla volontà di meritarsi una seconda opportunità, il servizio dei sacerdoti si espleta tra l’ascolto e l’esercizio della speranza, fornendo agli ospiti un solco di riferimento per ricostruire il proprio futuro. Devi entrare qui con una mentalità liberaspiega don Antonio Pesciarelli a Giovanni Panozzo nel filmato “Ti ascolto” che si può vedere al link https://www.unitineldono.it/le-storie/dietro-le-sbarre-per-portare-labbraccio-di-una-famiglia/ perché sono fratelli da amare e noi siamo qui per ascoltarli, sono persone che hanno tanto bisogno”. Una cura e un rispetto necessari per quanti provano a vivere l’esperienza carceraria come momento di riflessione e di meditazione nell’ottica di ottenere, attraverso la consapevolezza delle proprie responsabilità, un nuovo respiro per la propria vita che possa superare definitivamente gli errori commessi in passato. Lo sa bene Dario, uno dei detenuti: “Prima ero una persona completamente diversa, anche nel comportamento carcerario: ero aggressivo con i miei compagni e con gli assistenti. Per questo trovo che sia molto importante l’aiuto che ci dà don Antonio”.

Un aiuto spirituale e, allo stesso tempo, materiale perché spesso il sacerdote si adopera per soddisfare piccole esigenze quotidiane e, a volte, resta l’unico legame con la famiglia. La pandemia ha ulteriormente indebolito la possibilità di comunicare, rischiando di isolare i detenuti dal contatto diretto con i familiari. “Anche le misure cautelative legate al Covid hanno influito moltissimo sugli ingressi in carceresottolinea monsignor Fibbiperché ad esempio alcuni detenuti venivano spostati per fare la quarantena e le famiglie erano completamente tagliate fuori. In quella fase eravamo noi cappellani a fornire informazioni ai parenti.

Il cappellano diventa così un approdo sicuro per iniziare un percorso di avvicinamento a Dio e anche un supporto per le persone che vivono dietro e fuori le sbarre, emergendo come figura di riferimento per entrambe le parti. “Credo proprio che a vivere la parte più dura dell’esperienza carcerariaspiega Danilo, detenuto da più di cinque anni a Rebibbiasia chi sta fuori e ti aspetta”.

Un servizio prezioso vissuto anche con la collaborazione di tanti volontari – Caritas e Comunità di Sant’Egidio distribuiscono doni e dolci nei periodi di festa – e con la certezza di diventare, col passare del tempo, una indispensabile presenza di famiglia. “Don Antonio è uno di noi, è un amico che ci ascoltaprosegue Daniloresta anche a pranzo o a cena quando lo invitiamo. In carcere è importante impiegare bene il tempo, nello studio e anche nella riflessione: io mi sono reso conto che avrei potuto dedicare molto più tempo ai miei figli che avevano bisogno di me e non c’ero”.

E da queste fragilità che si nutrono di rimorsi bisogna ripartire ogni giorno, perché l’esperienza carceraria non diventi uno sterile periodo di reclusione, ma possa rappresentare un momento per prendere coscienza dei propri sbagli. Nelle carceri italiane si respirano storie di un’umanità ai margini che chiede di non essere abbandonata. “Venire qui è visitare le periferieconclude Don Antonioe sappiamo che sarebbe stato uno dei luoghi privilegiati anche da nostro Signore. Qui il tempo si passa ad ascoltare”.

Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità. I sacerdoti sono sostenuti dalle offerte liberali dedicate al loro sostentamento. Nel sito www.unitineldono.it è possibile effettuare una donazione ed iscriversi alla newsletter mensile per essere sempre informati su storie come queste che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti.

Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono, dunque, di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Da oltre 30 anni, infatti, questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento. Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e circa 3.000, ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo. In occasione della Giornata del 18 settembre in ogni parrocchia i fedeli troveranno locandine e materiale informativo per le donazioni.